«La politica è di noi giovani». I nuovi volti dell’Abruzzo e la sfida del rinnovamento stasera su Rete8

Sono la classe dirigente del futuro di un Paese dove l’astensione dilaga. Alle 23, con il programmma “Zoom, storie del nostro tempo”, il confronto tra i coordinatori di Lega, Forza Italia e Partito democratico
PESCARA. Un professore di anatomia dà un consiglio a un suo studente. «Vada via dall’Italia», gli dice, «è un Paese da distruggere... qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri». È una scena del film “La meglio gioventù”, di Marco Tullio Giordana, uscito nelle sale nel 2003 ma che oggi, a oltre 20 anni dalla sua uscita, rimane più attuale che mai. La distanza tra i giovani e la classe dirigente sembra aumentare sempre di più. Lo raccontano i dati sull’affluenza alle urne, il disinteresse diffuso per la politica. Nelle ultime elezioni regionali hanno votato il 52% degli aventi diritto, il numero più basso di sempre nella storia dell’Abruzzo. Ci sono, però, dei giovani che navigano in senso opposto rispetto alla maggioranza, che hanno deciso di essere protagonisti della discussione pubblica. Su Zoom-storie del nostro tempo (regia di Carmine Di Cecco), in onda stasera alle 23 su Rete8, tre giovani coordinatori regionali di partito raccontano le motivazioni dietro quest’impegno che li distingue da tanti coetanei.
Sono Giada Di Muzio, segretaria abruzzese della Lega giovani, Saverio Gileno, vertice dei Giovani democratici regionali, e Sebastiano Di Nunzio, leader della giovanile di Forza Italia. Tutti e tre hanno meno di trent’anni, c’è chi ancora studia e chi ha già iniziato a lavorare, ma rappresentano a pieno la nuova generazione che «sfida» quella vecchia, candidandosi a decidere le sorti della regione e del Paese nel prossimo futuro. Questo non significa, però, che verso i loro leader nazionali non provino ammirazione. Per Gileno Elly Schlein non può che essere la figura di riferimento di quel cambiamento che i giovani dem si augurano per il partito, mentre per Di Muzio è Matteo Salvini il modello da seguire. «Mi è sempre piaciuto il suo modo di relazionarsi con la gente, ed è anche grazie a lui se, tre anni fa, mi sono avvicinata alla Lega», spiega. Un apprezzamento tale che sulla concorrenza interna con il generale Roberto Vannacci puntualizza: «Condivido alcune sue idee, altre non proprio... Di certo, però, la Lega non è sua, ma di Salvini».
Il Dna di Forza Italia sembra ben impresso nella genetica dei giovani del partito, a sentir parlare Di Nunzio. Saldamente ancorato ai principi liberali, all’europeismo e all’atlantismo, ascoltandolo sembra di sentir parlare il suo leader Antonio Tajani («Un politico giusto e autorevole»), anche se, ammette, Silvio Berlusconi è il motivo per cui ha deciso di dedicarsi alla militanza politica.
Ma sono “solo” voci fuori dal coro o rappresentano l’esempio plastico di un rigenerato interesse dei giovani per la politica? In molti si aspettavano che l’impegno civile dimostrato l’anno scorso dalle centinaia di migliaia di studenti scesi in strada per la Palestina si traducesse in una maggiore affluenza alle urne. Eppure, le ultime tornate elettorali nelle Marche, in Campania, Puglia e Veneto hanno dimostrato il contrario. Una verità con cui confrontarsi, specialmente a sinistra. «Dobbiamo sicuramente riuscire a catalizzare questo impegno civile in un maggior numero di voti, ma la partecipazione che abbiamo visto è un buon segno: mobilitazioni del genere non si vedevano dai tempi dei “Fridays for future” per l’ambiente», dice Gileno. E se la questione palestinese, almeno sul piano ideale, trova l’adesione di tutti e tre giovani abruzzesi, la reazione avuta qualche settimana fa dalla mninistra per l’Università Anna Maria Bernini di fronte alla contestazione di un gruppetto di ragazzi, divide i rappresentanti dei partiti di maggioranza. A questi studenti della facoltà di Medicina che protestavano contro la riforma del “semestre filtro”, lei, di Forza Italia, ha risposto rievocando la celebre frase del Cavaliere. «Ora come allora, siete solo dei poveri comunisti», ha detto, prima di aggiungere: «Questo dimostra tutta la vostra inutilità». Un’uscita apprezzata da Di Nunzio («Io avrei risposto nello stesso modo»), un po’ meno dalla sua collega del Carroccio, che ha una posizione molto più vicina all’opposizione. «Forse si sarebbe potuto evitare un confronto di questo tipo», dice di Muzio che, da studente di Farmacia, conosce bene la materia: «Anche la mia facoltà è a numero chiuso, capisco le loro esigenze e paure. Serve maggiore chiarezza sulla riforma introdotta dal governo».
Ma i temi da toccare con tre giovani politici che sognano di scrivere pagine del futuro dell’Abruzzo non mancano di certo. Dall’equilibrio tra impegno politico e studio o lavoro, passando per il mancato raggiungimento della parità di genere (solo sette le donne in consiglio regionale, una solo tra i consiglieri di opposizione), fino ai grandi temi della politica internazionale, sono tante le domande che interrogano le nuove generazioni sul domani che li aspetta. E a cui loro provano a dare una risposta.

