La protesi al ginocchio? Ora si applica su misura
Introdotta per la prima volta in Abruzzo una particolare tecnologia ricostruttiva I vantaggi: tempi di recupero dimezzati, costi più bassi ed estensibilità all’anca
PESCARA. Una protesi al ginocchio su misura per il paziente. Il chirurgo ortopedico Giovanni Di Ianni e la sua équipe hanno eseguito un intervento innovativo nel dipartimento di Ortopedia della Casa di cura Pierangeli di Pescara. «Per la prima volta in Abruzzo», afferma Di Ianni, «è stato eseguito un impianto protesico con strumentario Patient specific instrument. L’intervento, perfettamente riuscito, è stato effettuato su una paziente di 65 anni».
Di Ianni ha “importato” nella nostra regione la tecnologia per la ricostruzione protesica articolare del ginocchio, estensibile anche all'anca, in cui la programmazione preoperatoria rappresenta un momento cardine di tutto l'iter chirurgico.
«Si tratta», spiega, «di una protesi sviluppata attraverso uno studio Tac, sulla cui base si riesce, attraverso un software di proprietà di una casa produttrice svizzera, a valutare l’asse articolare del ginocchio malato e a costruire le cosiddette maschere di taglio dell’impianto protesico. Una volta acquisiti i valori di riferimento si costruisce prima virtualmente la protesi su misura per quell’arto, poi viene realizzata su calchi in nylon e infine con leghe metalliche o in titanio. Questo sistema permette di avere una perfetta ricostruzione anatomica già nel preoperatorio», continua il chirurgo, «e una serie di benefici per il paziente: minore perdita di sangue, riduzione di tempi chirurgici, di aggressività chirurgica, di embolizzazione e anche dei rischi di infezione. Tanto che, dopo due o tre giorni, il paziente comincia la riabilitazione».
L'anca e il ginocchio sono considerate sedi elettive di questa chirurgia, si stima infatti che ogni anno in Italia vengano sottoposti ad interventi di sostituzione protesica circa 140mila pazienti. Le maggiori richieste funzionali in pazienti in età senile, l'aumento della durata della vita media e, allo stesso tempo, l'aumentata incidenza di interventi in pazienti giovani, sono variabili con le quali il chirurgo ortopedico deve confrontarsi e che influiscono sulle tecniche chirurgiche e sullo studio dei biomateriali, al fine di ottenere migliori performance in termini di recupero funzionale, durata degli impianti e biocompatibilità.
«In modo particolare», aggiunge Di Ianni, «l’avvento della tecnologia rende oggi possibile modellare gli impianti, rispettando le caratteristiche anatomiche biomeccaniche degli arti interessati per ogni singolo paziente. La possibilità di analizzare, preoperatoriamente, attraverso software dedicati le caratteristiche dei segmenti interessati, permette di programmare una ricostruzione protesica dedicata, con indubbi benefici in termini di recupero fisiologico dell’anatomia, della cinematica e biomeccanica articolare. Gli strumentari monouso dedicati per ogni singolo intervento permettono inoltre di avere anche una riduzione in termini di percentuale di incidenza di complicanze settiche e di risparmi di costi per l’effettuazione dell'intervento».
In questo contesto è da precisare che una tecnologia così avanzata e importante necessita di un training che consenta al chirurgo di gestire il programma che questo tipo di applicazione richiede, e una tecnica chirurgica tale da essere il meno invasiva possibile. La tecnologia al servizio della chirurgia rappresenta un perfetto connubio per poter raggiungere le prestazioni innovative che sempre più oggi i pazienti richiedono. «Il nostro compito», sostiene infine Di Ianni, «è quello di poter offrire la nostra professionalità attraverso un’accurata selezione dei pazienti, dando indicazioni selettive e corrette e applicando i protocolli di trattamento migliori». Il prossimo passo sarà la protesi dell’anca con la stessa tecnologia. Intervento che, secondo il chirurgo, può essere effettuato già il prossimo novembre.
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