La sanità che verrà: più territorio, meno ospedale

20 Aprile 2015

Si lavora alla bozza del piano operativo: assistenza più vicina al paziente investimenti in strutture e macchinari, formazione, bilanci Asl certificati

PESCARA. Come sarà la sanità abruzzese una volta finito il commissariamento? Sarà certamente una sanità con ancora molti problemi da affrontare e risolvere: primi fra tutti le liste d’attesa, poi la mobilità passiva, che si mantiene ancora a livelli elevati, infine la questione degli “standard”. L’Abruzzo non è ancora competitiva nei confronti delle Regioni più virtuose (Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto) e rischia nei prossimi anni di essere obbligata a inseguire standard di servizio non coerenti rispetto alla realtà regionale.

Di questo e di molto altro si sta discutendo nei piani alti dell’assessorato regionale alla Sanità in vista della riunione del tavolo di monitoraggio romano in programma il prossimo luglio. In quella riunione potrebbe essere decisa la data dell’uscita dal commissariamento (probabilmente in autunno). Tra gli adempimenti dovrà esserci il nuovo piano sanitario, di cui in queste settimane si stanno discutendo le linee guida e di cui oggi il Centro riesce ad anticipare qualche elemento.

Ascoltare il paziente. C’è innanzitutto da rimettere il paziente al centro del sistema. Come? Monitorando gli esiti delle cure, costruendo una unica Banca dati assistito (Bda) dove siano immediatamente disponibili le prestazioni erogate in regione e fuori regione; definendo percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali (Pdta) condivisi a livello regionale per le principali patologie; infine istituendo meccanismi di comunicazione diretta tra struttura e paziente. Tutto questo implicherà una profonda informatizzazione del sistema che la regione conta di portare a termine nel giro di tre anni.

La rete territoriale. Una prima rivoluzione è stata avviata e non ancora conclusa sulle rete territoriale con la riconversione di cinque piccoli ospedali. Il lavoro che la Regione farà nei prossimi tre anni sarà quello di spostare ulteriormente il baricentro dell’assistenza dagli ospedali al territorio, dunque più vicino al paziente che, statisticamente per il progressivo invecchiamento della popolazione, sarà sempre più un paziente con patologie cronico-degenerative. Saranno per questo potenziate la telemedicina, le prestazioni domiciliari, la collaborazione tra medici di famiglia e medici specialisti, saranno aumentati i posti letto extraospedalieri per l’assistenza residenziale, sarà riqualificata la rete di emergenza-urgenza. Mentre gli ospedali diventeranno sempre più erogatori di servizi di alta qualità ed elevata esperienza.

Il capitale umano. In sette anni di commissariamento il sistema sanitario regionale ha perso il 10% della sua forza lavoro, con tutto ciò che comporta in termini di fatica e impegno per chi è rimasto nei reparti. Il ciclo dovrà essere certamente invertito, ma nello stesso tempo la Regione punta sulla formazione permanente del suo personale e su un più incisivo processo di valutazione dei dirigenti e soprattutto dei direttori generali.

Parallelamente andranno fatti investimenti sui macchinari e sulle strutture, rinnovando per esempio la rete dei medi ospedali e mettendo in campo il progetto di un nuovo ospedale Chieti-Pescara, attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari alternativi ai finanziamenti pubblici come il project financing.

L’istituzione. C’è molto da fare anche sulla burocrazia della sanità, frutto spesso di conflitti e di incomprensioni tra struttura e paziente. Al termine del percorso pensato dalla Regione, istituzione e paziente dovrebbero essere più vicini e comunicare con più efficacia. C’è poi una riorganizzazione che riguarderà la struttura interna. Le quattro Asl probabilmente resteranno, ma saranno centralizzate tutte le attività non strettamente legate all’assistenza, per esempio quelle amministrative. Quanto alle singole strutture dovranno essere economicamente in equilibrio rispetto al valore della produzione, mentre si dovrà prima o poi arrivare a una certificazione obbligatoria dei bilanci delle Asl come avviene per le aziende quotate in borsa. Questa è la strada, dunque, ma tre anni basteranno?

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