La scommessa sulle bollicine Dop

Spumante dai vitigni autoctoni: così si esalta la qualità dei territori
PESCARA. La difesa dei mercati passa anche per le bollicine, autoctone, di territorio al cento per cento. Spumante abruzzese da uve Montepulciano, Pecorino, Passerina, Cococciola e Montonico per fare ricerca e innovazione. E poter competere sul mercato globale: «Un esempio da seguire per il mondo vitivinicolo regionale cercando l'aggregazione tra le aziende». Con il placet dell'assessorato regionale all'Agricoltura, partner della cordata che vede capofila il consorzio Codice Citra (Ortona) in sinergia con il centro di ricerca Crivea e l'Università di Teramo, è partito il progetto "Abruzzo Dop" che porterà sul mercato vini spumanti elaborati da vitigni tipici abruzzesi.
Prodotti con uve della vendemmia 2014 provenienti dai 13 vigneti dei seimila ettari dei soci Citra (9 cantine cooperative in provincia di Chieti, circa un terzo della produzione regionale), i primi spumanti Abruzzo Dop saranno lanciati quest’anno sul mercato mondiale nella versione Metodo Martinotti (tradizione italiana parallela allo Charmat d'oltralpe), Metodo classico e Metodo classico millesimato.
La scommessa sulle bollicine Abruzzo Dop è quella di difendere la tipicità a partire dalle uve autoctone, insistere sui lieviti volutamente isolati, sui marcatori di territorio, sull'irruenza, la freschezza e il nervosismo dei vitigni autoctoni d’Abruzzo che, per la bella acidità, rendono gli spumanti decisamente gastronomici e, per le erbe e il fiorito, regalano al palato la consapevolezza della territorialità.
«Quello spicchio di Adriatico in provincia di Chieti è da sempre luogo di produzione a base spumante che ha preso la strada del Nord», ricorda Alessandro Bocchetti (Gambero Rosso), «finalmente un campionato giocato tra territori e vitigni abruzzesi permetterà di capire quali sono le reali potenzialità del territorio in fatto di bollicine. Oggi disponiamo di abbastanza tecnologia per poterle dimenticare e riscoprire le radici della vitivinicoltura regionale. Citra ha tutti i numeri per farlo raccontando la qualità dei territori di produzione, un bello spaccato da sfruttare necessariamente».
Nella formula della cooperazione 2.0 di Codice Citra c’è il segreto della competitività di mercato, della qualità del prodotto e della conseguente crescita di fatturato, superiore all'11% per tutto il 2014. Un trend che continua su tutti i mercati: italiano (in controtendenza assoluta, merito del rapporto qualità-prezzo) ed estero (Regno Unito seguito da Cina, Giappone e Messico), e già superiore al 15 % secondo i dati al 31 gennaio 2015.
«La chiave di volta è la gestione del consorzio in una dimensione più orientata ai mercati moderni, accessibile anche ai piccoli produttori», spiega il presidente Valentino Di Campli. «Crediamo che il progetto Abruzzo Dop debba diventare un brand di promozione viticolo-enologica, quindi della Regione», sottolinea infine l'enologo Lino Olivastri, coordinatore e responsabile della sperimentazione.
Jolanda Ferrara
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