LA SENTENZA LE URLA L’INDIFFERENZA

12 Novembre 2014

SEGUE DALLA PRIMA. Perciò se fossi stato in aula avrei forse avuto l’istinto di strappare il foglio dalle mani della donna in toga. Lei non aveva nessun diritto di pronunciare i nomi dei miei figli....

SEGUE DALLA PRIMA. Perciò se fossi stato in aula avrei forse avuto l’istinto di strappare il foglio dalle mani della donna in toga. Lei non aveva nessun diritto di pronunciare i nomi dei miei figli. Non sa nulla del loro sorriso, della loro voglia di vivere, dei loro sogni. Eppure è successo e poi magari se ne è tornata a casa a dormire sonni tranquilli dopo aver fatto bene, molto bene, il suo dovere di giudice.

La sentenza bis Grandi Rischi stende un silenzio cupo su quest’angolo di mondo. Le poche grida di lunedì sera si sono spente nell’indifferenza di una città che pensa a farsi gli affarucci sul dolore altrui. E c’è chi se ne sta facendo molti. Quei cinque minuti durante i quali è stato letto il “dispositivo” hanno segnato lo spartiacque definitivo. L’Aquila è affondata ma l’orchestra dei furbi e dei profittatori continua a suonare. Fino alla prossima tragedia, fino alla prossima sentenza.

Giustino Parisse