La Tullum dop cresce e ora cammina da sola
TOLLO. Più che nella botte piccola, nella Dop piccola sta il vino buono. Potrebbe iniziare così il racconto della denominazione di origine protetta più piccola d'Italia, la Tullum, riconosciuta nel...
TOLLO. Più che nella botte piccola, nella Dop piccola sta il vino buono. Potrebbe iniziare così il racconto della denominazione di origine protetta più piccola d'Italia, la Tullum, riconosciuta nel 2008 e tutelata da un apposito consorzio. Un progetto nato sostanzialmente sotto il cappello del gruppo Cantina Tollo - anche perché è quest'ultimo comune del chietino a costituirne il territorio di riferimento - e attraverso la produzione di Feudo Antico, la piccola azienda vitivinicola presieduta da Vittorio Di Carlo che rappresenta il fiore all'occhiello del gruppo tollese.
Presidente Di Carlo, anche la Dop Tullum parteciperà a Vinitaly, ma non nel padiglione Abruzzo.
«Non c'è una ragione particolare, è già il secondo anno che esponiamo al padiglione 8. Prima eravamo al 12 accanto a Cantina Tollo, poi abbiamo colto l'opportunità per avere una visibilità autonoma».
Siete cresciuti e soprattutto rappresentate qualcosa di differente.
«Feudo Antico custodisce questa piccola Dop che non è nata casualmente e vuole esprimere tutta la sua storia e la sua filosofia produttiva, vuol dire lavorazioni a basso impatto ambientale, filiera biologica e riscoperta di alcuni processi tradizionali. Un'avventura iniziata nel 2006 con la consapevolezza, dovuta ad alcuni scavi e a successivi studi, che nel nostro territorio si praticavano attività vitivinicole già nel I secolo d. C. Alcune testimonianze archeologiche sono visibili in un fondo aziendale, resti di una villa romana dove si produceva anche vino. È ancora in corso il confronto con la Soprintendenza per mettere in sicurezza i reperti e renderli visibili al pubblico quanto prima».
Ci dia qualche numero di questa Dop.
«Il disciplinare prevede rese per ettaro inferiori ai 100 quintali, imbottigliamento nel luogo di origine e vinificazione da vitigni Montepulciano e Trebbiano d'Abruzzo, Pecorino e Passerina. Così nei nostri 15 ettari vitati produciamo circa 200.000 bottiglie annue e stando agli ultimi dati la metà di queste, che rivendica la Dop Tullum, è stata tutta venduta nel 2016».
Quanto export?
«Il 25% del fatturato, principalmente in Germania e Stati Uniti».
Come valuta la questione di eventuali dazi in America?
«Ci sono già le accise, sarebbe un ulteriore problema. Ma colpirebbe maggiormente chi fa grandi numeri, in ogni caso mi sembra una scelta anacronistica e credo che l'Italia e l'Europa debbano farsi sentire per difendere gli interessi degli imprenditori».
Cosa porterete a Vinitaly 2017?
«Le nuove annate dei nostri vini, per la linea Tullum Dop i bianchi Pecorino e Passerina e due rossi, di cui una Riserva. Anzi tre».
Qual è il terzo?
«È la novità di quest'anno, la presenteremo a Verona lunedì alle 11 al nostro stand. È il Rosso Tullum Dop Bio 2015, resa per ettaro al di sotto degli 80 quintali, vinificazione in vasche di cemento, un rosso versatile e trendy, con qualche sfumatura rotonda e accattivante».
Giorgio D’Orazio
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