La Uil: In Abruzzo spesi 79 milioni per medici gettonisti

Il sindacato fa riferimento al report dell’Autorità anticorruzione per gli anni 2024 e 2025. La spesa specificamente riferita agli infermieri ammonta a circa 3,8 milioni di euro. Molte aziende sanitarie faticano a coprire gli organici solo con i concorsi pubblici
Quasi 79 milioni di euro spesi in due anni per l'acquisizione di personale sanitario esterno. È il dato che emerge dall'ultimo monitoraggio dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), che parla di gettonisti. Un dato che tornerebbe ad accendere i riflettori sulle difficoltà del Servizio sanitario regionale nel reperire professionisti attraverso il sistema pubblico. Secondo il report, nel biennio 2024-2025 le aziende sanitarie pubbliche italiane hanno impegnato complessivamente oltre 1 miliardo e 64 milioni di euro per servizi di fornitura di personale medico e infermieristico, con una crescita del 15% nel 2025 rispetto all'anno precedente. Ancora più marcato, a livello nazionale, l'incremento del valore economico degli affidamenti destinati ai medici esterni, aumentato del 62% in un solo anno.
I NUMERI DELL’ABRUZZO
Nel dettaglio regionale, l'Abruzzo registra una spesa complessiva di 78,74 milioni di euro nel biennio preso in esame. I dati evidenziano 3,81 milioni di euro nel 2024 e 74,93 milioni nel 2025, con una voce classificata come "Generico" che, da sola, vale 71,13 milioni di euro, mentre la spesa specificamente riferita agli infermieri ammonta a circa 3,8 milioni di euro. Il report colloca inoltre l'Abruzzo tra le regioni che presentano valori consistenti nell'utilizzo di contratti per la fornitura di personale sanitario, insieme a Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre Sardegna, Lombardia e Piemonte guidano la graduatoria nazionale per volume di spesa.
LE DIFFICOLTA’ DEL SISTEMA SANITARIO
Nel documento viene evidenziato come il ricorso sempre più frequente al personale esterno sia la conseguenza di criticità che interessano ormai gran parte del Servizio sanitario nazionale. Secondo l'analisi riportata nel monitoraggio, molte aziende sanitarie faticano a coprire gli organici attraverso i normali concorsi pubblici e sono costrette a rivolgersi al mercato per garantire la continuità dell'assistenza, in particolare nei pronto soccorso, nelle aree dell'emergenza-urgenza e nelle specialità maggiormente interessate dalla carenza di professionisti. Per la Uil, il progressivo aumento della spesa destinata all'acquisizione di personale esterno dimostra che le misure adottate negli ultimi anni per limitare il fenomeno non hanno ancora prodotto gli effetti sperati. Il sindacato sostiene quindi che la vera sfida non sia soltanto ridurre il ricorso ai contratti esterni, ma rendere nuovamente attrattivo il lavoro nella sanità pubblica attraverso investimenti strutturali sul personale, sulle condizioni di lavoro e sulla programmazione delle assunzioni.
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