Le Bcc alla resa dei conti Verso un dimezzamento?
Arriva la riforma, con soglie di patrimonio che costringeranno a nuove fusioni Banca di Teramo a un bivio: o va con Roma o si allea con le sorelle della provincia
PESCARA. Alla resa dei conti in ordine sparso: il governo sta per approvare la riforma delle banche di credito cooperativo e per le Bcc abruzzesi si avvicina l’ora di un riordino che potrebbe cambiare faccia agli unici istituti locali rimasti indipendenti, dopo l’addio alle ex casse di risparmio.
Da tempo si parla di fusioni che diano dimensioni più competitive alle nove Bcc della regione, per tagliare i costi e raggiungere patrimoni più tranquillizzanti a fronte dei tanti crediti che con la crisi degli ultimi anni si sono rivelati inesigibili. Ma la riforma in arrivo potrebbe dare una brusca accelerata a questo processo, che finora è stato frenato soprattutto dalle solite ragioni di campanile: il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, pare intenzionato a fissare una soglia minima di patrimonio netto a 50 milioni di euro. Un’asticella molto alta, che metterebbe fuorigioco gran parte delle nostre banche di Credito cooperativo, dato che secondo gli ultimi dati disponibili (i bilanci 2014) solo la Bcc di Castiglione e Pianella supererebbe facilmente questa questa soglia, alla portata (forse) anche delle Bcc di Pratola Peligna e di Cappelle sul Tavo.
Comunque sia, gli addetti ai lavori danno per scontato che il 2016 porti a un dimezzamento del numero delle Bcc abruzzesi, con una serie di fusioni a cui sta lavorando attivamente la Federazione regionale.
IL CASO TERAMO. Entro poche settimane una prima indicazione dovrà arrivare dalla Bcc di Teramo, che ha davanti a sé due strade: la prima (la più verosimile) porta a un’aggregazione nella più importante banca di credito cooperativo italiano, la Bcc di Roma, già presente in modo massiccio nell’aquilano. La seconda porta invece a una fusione con le altre Bcc della provincia, ovvero l’Adriatico Teramano di Mosciano Sant’Angelo, la Basciano e la piccola Vomano, nata appena un anno fa. Quel che è certo è che la Banca di Teramo dovrà decidere al più presto in un senso o nell’altro, essendo gravata da un vecchio carico di prestiti incagliati o in sofferenza (si parla di 43 milioni) che non le consentono di recuperare da sola una posizione di tranquillità.
ALLEANZA A SUD. Anche nella parte meridionale della regione si discute di un accorpamento e qui gli istituti interessati potrebbero essere tre: alla Bcc Valle del Trigno di San Salvo e alla Sangro Teatina di Atessa potrebbe unirsi un istituto molisano che fa parte della Federazione abruzzese, la Bcc di Gambatesa, che vanta ben otto sportelli.
LA SOLIDITA’. Per tutte queste banche, comunque, l’imperativo di queste settimane è rassicurare la clientela sulla propria consistenza patrimoniale, per evitare le fughe di depositanti che i recenti crac (tra cui quello di Carichieti) hanno causato soprattutto nelle banche di piccole dimensioni. Non è un caso, per esempio, che sul sito web della Bcc di Pratola compaia con grande evidenza un inconsueto avviso che recita testualmente: “La banca ... è solida, vantiamo l’indicatore di solidità patrimoniale CET1 al 24%, fra i più alti del mercato...”. E via con altre rassicurazioni, tra cui “Non abbiamo mai emesso obbligazioni subordinate”. Chiara l’allusione allo strumento che ha mandato in rovina tanti risparmiatori clienti delle quattro banche attualmente in risoluzione. Si sa tra l’altro che la Bcc di Pratola ha ceduto un pacchetto di crediti deteriorati per oltre 20 milioni di euro, per liberarsi delle scorie accumulate con la crisi della Valle Peligna. E ora guarda al riassetto del settore da una posizione invidiabile.

