Le frane in Abruzzo? Serve un patto sociale cittadini-istituzioni

25 Giugno 2015

Il capo della Protezione civile a Roccamontepiano per l’anniversario della frana. In regione 13mila zone a rischio

ROCCAMONTEPIANO. Il Capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, a Roccamontepiano con D'Alfonso e Legnini per parlare di dissesto idrogeologico.

Il 250esimo anniversario della grande frana che distrusse il paese nel 1765, diventa il punto di partenza dei big abruzzesi per discutere e affrontare il delicato tema del rischio frane e alluvioni. Un convegno sinergia tra la facoltà di Geologia della d'Annunzio, la Protezione civile e la Regione, con undici relatori che durante il convegno non solo hanno ricordato la catastrofe di Roccamontepiano, che ha offerto molti punti di spunto per l'attualità, ma soprattutto per fare il punto della situazione di quelle che sono le risorse e i piani per agire e contrastare il dissesto idrogeologico.

In platea i sindaci della zona e le autorità civili e politiche; al tavolo dei relatori, oltre al sindaco Orlando Donatucci e il roccolano Giovanni Legnini, vice presidente del Csm, il governatore Luciano D'Alfonso che ha sottolineato l'importanza delle «regole di buona condotta urbanistica che devono produrre progetti coraggiosi e che dicano dove si può e dove non si può costruire». L'assessore regionale Mario Mazzocca , l'ex professore della facoltà di Geologia alla d'Annunzio Leandro D'Alessandro, l'ordinario di Geotecnica Nicola Sciarra hanno parlato degli interventi di mitigazione e monitoraggio del rischio frana a Roccamontepiano e non solo. Mentre il dirigente della Regione Pierluigi Caputi ha spiegato il percorso delle leggi e degli interventi strutturali e non strutturali con i quali possono intervenire le comunità. Il direttore regionale delle Opere pubbliche Emidio Primavera ha constatato che «attualmente in Abruzzo sono presenti ben 12.833 fenomeni franosi di elevata pericolosità per i quali il programma dei finanziamenti per gli interventi ammonta a 160 milioni di euro».

Ha poi preso la parola Donato Di Matteo, assessore ai Lavori pubblici quindi le conclusioni sono state affidate a Fabrizio Curcio: «È necessario focalizzare l'attenzione sia sulla storia che sul rischio e gli errori dell'uomo che ha costruito dove non si poteva ed ha maltrattato il territorio che ora si ribella. E' necessario inoltre trovare un punto di equilibrio tra quelle che sono le necessità di sicurezza dei cittadini e l'ostinazione a voler vivere e costruire in un territorio difficile. Auspico che in Abruzzo, come in altre regioni, sia stretto un patto sociale tra cittadini e istituzioni per gestire i rischi nella consapevolezza».

Cristina Legnini

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