Le pagelle del Wwf ai parchi d’Abruzzo

18 Novembre 2018

Mancano personale qualificato e fondi per mettere al sicuro biodiversità uniche in Italia

PESCARA. Il Wwf presenta il Check-up 2018 su Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, che ha riguardato tutti i 23 Parchi nazionali attualmente operativi e 26 Aree marine protette sulle 29 istituite. Su un punteggio massimo di 300 in base ad una serie di indicatori, i tre parchi nazionali abruzzesi sono tutti tra le dieci realtà che hanno superato di poco quota 150. «Non è male», secondo il Wwf, ma «ha avuto un peso considerevole la grandissima biodiversità che l’Abruzzo ha la fortuna di ospitare». Tra le aree marine protette, quella del Cerrano si colloca invece circa a metà graduatoria. I risultati dell'indagine sono stati presentati a Pescara, dalla responsabile Conservazione del Wwf Abruzzo, Filomena Ricci, dal vicepresidente nazionale del Wwf, Dante Caserta, e dal delegato del Wwf regionale, Luciano Di Tizio. Dal Check-up emerge che le criticità principali nelle aree protette italiane sono gli strumenti di gestione, la carenza di personale qualificato e di risorse disponibili per progetti di conservazione e la biodiversità a rischio a causa di turismo, incendi e cambiamenti climatici. Dalla presentazione dei dati, cui ha fatto seguito una tavola rotonda con il sottosegretario regionale con delega all'Ambiente, Mario Mazzocca, e con i presidenti delle aree protette abruzzesi, è emersa l'esigenza urgente di migliorare il livello di protezione della fauna, soprattutto di quella più rara e preziosa.
Inevitabili i riferimenti alla cronaca e alla recente vicenda dell'orsa annegata con i suoi due cuccioli all'interno del Pnalm, che ha «evidenziato inaccettabili mancanze che compromettono tutto l'apparato di gestione, vanificando anni di azioni per la tutela delle specie». Punto dolente, secondo il Wwf, la gestione, con percentuali nella pianta organica di personale dedicato primariamente alla conservazione della biodiversità spesso inferiori al 10%. Ancora peggio per i finanziamenti: ogni anno, in media, vengono destinati ai Parchi soltanto 1,35 euro per abitante. Per quanto riguarda le aree marine, quelle protette incidono solo su 700 chilometri di costa cioè lo 0,8% del totale.
Problemi, emerge dal report, vi sono anche sul piano della governance. «Il parco della Majella», afferma il Wwf, «ha da anni un direttore a mezzo servizio, addirittura in prestito da un parco regionale, ed è privo del presidente; al parco d'Abruzzo il direttore manca ormai da due anni mentre al Gran Sasso Monti della Laga è stato da poco nominato, dopo anni di deleghe continuamente rinnovate a un facente funzioni». Si è parlato anche del cosiddetto "parco che non c'è", cioè quello della Costa Teatina. In tal senso il sottosegretario regionale con delega all'Ambiente, Mario Mazzocca, ha ricordato che il prossimo 4 dicembre incontrerà il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. (l.d.)