«Legge sparatutto»: l’ira di 55 associazioni sul nuovo Ddl caccia

19 Settembre 2025

Per gli ambientalisti «vincoli allentati e protezione ridotta». No a richiami vivi, silenziatori, doppiette dalle barche

Il Disegno di legge «sparatutto», come battezzato dagli ecologisti, spaventa anche l’Abruzzo. A lanciare l’allarme sono state 55 associazioni, dagli ambientalisti agli escursionisti, per una riforma della caccia che allenta i vincoli e riduce la protezione. Si teme l’impatto su territori già fragili come quelli abruzzesi, ricchi di biodiversità e aree protette. L’Abruzzo, cuore verde d’Italia, guarda con preoccupazione a Roma, dove il dibattito parlamentare sul disegno di legge 1552 si infiamma. Un cartello di 55 associazioni – incluse quelle scientifiche ed escursionistiche che conoscono bene le montagne e i parchi della regione – ha lanciato un appello congiunto ai parlamentari, chiedendo di respingere il testo. La critica non riguarda solo il merito del Ddl, ma anche il metodo: sedute parlamentari accelerate e notturne, «una forzatura finalizzata solo a portare a casa dei risultati parziali», denunciano le sigle ambientalisti. Il testo è visto come una minaccia diretta alla tutela ambientale e alla biodiversità, pilastri su cui si fonda l’identità abruzzese. Le associazioni sostengono che il Ddl «non risponde ad alcuna necessità reale» e, al contrario, trasforma i territori in una «arena di caccia senza regole». Tra i punti più contestati, l’ampliamento delle specie cacciabili a stambecchi e piccioni, la riapertura dei richiami vivi e l’uso di silenziatori, oltre alla possibilità di cacciare in contesti inusuali come le spiagge, le barche o i valichi montani durante la migrazione. Quest’ultimo punto, in particolare, preoccupa le associazioni per il potenziale impatto sulle rotte migratorie che attraversano l’Appennino. In Abruzzo, una regione che ha fatto della conservazione della fauna selvatica una bandiera, le modifiche proposte al ruolo dell’Ispra sollevano forte preoccupazione. Il disegno di legge ridurrebbe il parere vincolante di questo ente scientifico, sostituendolo con comitati a controllo politico. Questo indebolimento della base scientifica nelle decisioni su specie e periodi venatori potrebbe avere ripercussioni significative su una regione con una ricca presenza di fauna selvatica, inclusi grandi predatori come l'orso e il lupo. Secondo le associazioni, il provvedimento «non tutela gli agricoltori, come falsamente sostenuto dalla propaganda governativa, ma al contrario li espone a nuove criticità». Un paradosso che mette in discussione la posizione del governo e solleva il tema della convivenza tra attività agricole e fauna. La posta in gioco, dicono gli oppositori, va oltre la caccia: si tratta di un bivio cruciale per la politica ambientale del Paese e per la tutela delle norme internazionali. A dare forza a questa opposizione, è partita anche una proposta di legge di iniziativa popolare per abolire la caccia. Firmata da diverse sigle, ha già superatole 50mila firme in 48 giorni e mira a rimodellare completamente la normativa sulla fauna selvatica, rafforzando la protezione di specie come il lupo, l’orso e lo sciacallo dorato, e ampliando le aree protette.

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