Legnini: «Sistema giudiziario efficiente e più prevenzione»

3 Maggio 2017

Il vice presidente del Csm incontra gli studenti alla D’Annunzio «Il sommerso divora 220 miliardi di prodotto interno all’anno»

PESCARA. E’ in atto un «macroconflitto», tra «economia legale» ed «economia illegale». Nel quale «il rispetto dei princìpi di legalità, l’effettività della tutela giudiziaria e l’affermazione delle regole dei mercati» giocano un ruolo centrale. Al pari della «prevenzione», più che mai necessaria contro la corruzione, «una delle fonti» principali che alimenta il sommerso. E di un sistema giudiziario che dia risposte in «tempi europei». Ne è convinto il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Giovanni Legnini, che ha partecipato ieri, al dipartimento di Economia aziendale dell’università d’Annunzio Chieti-Pescara, ad un incontro con gli studenti su “Il rapporto Diritto-Economia. L’influenza delle norme giuridiche e delle decisioni giurisdizionali sui fatti economici”. Organizzato dalla direttrice del dipartimento, Augusta Consorti, e da Giuseppe Mauro, professore ordinario di Politica economica.
Un ragionamento, quello di Legnini, argomentato partendo da un dato dell’Istat: il conto da «220 miliardi di euro» che l’economia illegale scarica sul Prodotto interno lordo (Pil) ogni anno. Un’economia che, se portata alla luce, renderebbe superflua qualsiasi manovra finanziaria. E che incide per il 13% circa sui 1.700-1800 miliardi di Pil. «Ebbene se emergesse il 50% di questo fronte monetario avremmo un Pil legale di 100 miliardi in più all’anno - ha spiegato -. E se si pensa che la pressione fiscale è del 43%, nel corso di dieci anni, con l’emersione dell’illegalità, oltre a bonificare da un punto di vista morale ed etico la società, avremmo entrate pari a 43 miliardi in più all’anno». Che tradotto vorrebbe dire «più denari per istruzione, sanità e altro», ha rimarcato Legnini, che nella sua carriera politica si è a lungo occupato, da parlamentare e sottosegretario all’Economia e alla presidenza del Consiglio, proprio di manovre finanziarie.
Uno scenario realistico, quello delineato dal numero due del Csm, a patto che magistratura e forze dell’ordine siano dotate di strumenti idonei al contrasto dell’illegalità. Un traguardo che, però, sembra ancora lontano. «Spendiamo meno di tutti su tutto rispetto ai nostri competitori europei - ha infatti ammesso Legnini -. Meno per la sicurezza, meno per la giustizia, meno per la scuola». E come mai? «Proprio perché una parte dell’economia è sommersa - ha ribadito -. In questo macroconflitto, poi, tra economia legale e economia illegale, quindi tra economia inquinata e il diritto, il rispetto dei princìpi di legalità, l’effettività della tutela giudiziaria e l’affermazione delle regole dei mercati assumono un aspetto rilevantissimo per il futuro del nostro Paese». E anche il Csm, secondo Legnini - pur nei limiti dei poteri che gli sono consentiti e nell’ambito di azione che gli è permessa, nel dare risposte per un sistema giudiziario più efficiente - potrebbe dare un contributo. «Noi siamo chiamati in causa come Csm, e pertanto stiamo innovando per conseguire il risultato», ha assicurato Legnini riferendosi all’attuazione di sistemi che diano più efficienza al sistema giudiziario. E in questa direzione, ha aggiunto il vice presidente del Csm, «abbiamo istituito le sezioni specialità del diritto delle imprese, che danno risposte in tempi europei. Certo, questo non risolve tutto, ma una parte dei problemi, sì».
Anche perché, ha insistito Legnini, «senza l’efficienza del sistema giudiziario e senza le buone riforme, non si va da nessuna parte». Questione che rimanda al nodo dei tempi della giustizia, che «incidono sulle decisioni di investimento delle imprese straniere». E pure lo snellimento della burocrazia, ha proseguito Legnini, ha la sua incidenza positiva: «Le regole chiare aiutano a far prevalere l’economia legale e quindi le regole, rispetto alla loro violazione». Nel mirino, anche «la corruzione, che è una delle fonti» dell’economia illegale. «La contrastiamo solo con strumenti sanzionatori della magistratura e delle forze dell’ordine, quindi solo con un intervento successivo, o anche con la prevenzione?», ha chiesto il numero due del Csm. «Negli ultimi anni i governi, per fortuna, si sono concentrati sulla prevenzione - ha risposto Legnini -. Con l’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione, ndr) e una serie di strumenti, come i piani anticorruzione e le regole sugli appalti. Strumenti che puntano a scoraggiare i fenomeni corruttivi».