Liris: «Così il governo Meloni lavora a nuove norme dopo la strage di Crans-Montana»

21 Febbraio 2026

Il senatore di Fratelli d’Italia: «Supereremo le attuali disomogeneità tra i regimi autorizzativi dei locali di pubblico spettacolo e quelli dei pubblici esercizi»

L’AQUILA. Misure più efficaci per evitare che si verifichino tragedie come quella di Crans-Montana. Il Governo italiano lavora a nuove norme dopo la strage avvenuta in Svizzera, la notte di Capodanno, che ha causato 41 vittime e oltre cento feriti. Semplificare le regole e aumentare i livelli di sicurezza per una prevenzione efficace: questo, in sintesi, il progetto all’attenzione dell’esecutivo Meloni, annunciato dal senatore di FdI, Guido Quintino Liris, nel convegno promosso dall’Antec sulla “Tutela della sicurezza nei locali di pubblico spettacolo e nel pubblico esercizio”. Dai dispositivi antincendio alle uscite di sicurezza, dalla capienza massima dei locali al rispetto delle normative sui materiali, c’è da fare chiarezza «per eliminare quelle zone grigie interpretative che possono incidere, negativamente, sui livelli si sicurezza».

Senatore, la vicenda di Crans-Montana ha lasciato il segno: come si sta muovendo il governo italiano?

«Stiamo riscrivendo delle regole alla luce di quanto accaduto. Va detto che l’Italia, rispetto ad altri Paesi, è molto più avanti. Esiste già una vasta normativa in materia, con regole stringenti, ma è necessario uniformare le procedure e snellire le norme per eliminare alcune farraginosità che non danno chiarezza ai gestori e ai tecnici».

Da dove partire?

«Eventi drammatici come la tragica vicenda di Crans-Montana ci ricordano che la sicurezza non è un semplice adempimento burocratico, ma una responsabilità concreta verso la vita delle persone. Per questo è necessario superare le attuali disomogeneità tra i regimi autorizzativi dei locali di pubblico spettacolo e quelli dei pubblici esercizi».

Perché, esistono delle differenze?

«A fronte di rischi spesso analoghi in termini di affollamento e gestione delle emergenze ci sono tuttora delle differenze interpretative che vanno ad incidere sull’applicazione stessa delle normative, quindi sulla sicurezza. Il principio deve essere chiaro».

Di quale principio parla?

«Semplificare non significa deregolamentare. La sburocratizzazione deve andare di pari passo con responsabilità, competenze definite e prevenzione concreta».

Faccia qualche esempio di quello che intendete cambiare.

«Il lavoro avviato dal governo Meloni va nella direzione del rafforzamento del coordinamento tra istituzioni, della valorizzazione delle professionalità tecniche e della centralità della formazione come strumento per innalzare la cultura della sicurezza».

E va bene, ma cambieranno le disposizioni per i locali di pubblico spettacolo?

«Se il rischio è analogo, anche il livello di valutazione e controllo delle essere coerente. Per tutti. Dobbiamo garantire uniformità di tutela, certezza delle regole e chiarezza delle responsabilità. La sicurezza nei luoghi aperti al pubblico è un interesse primario, non può essere oggetto di interpretazioni difformi sul territorio nazionale».

Parliamo di sicurezza e di incolumità delle persone. Lei pensa che, attualmente, siano garantite nei locali di pubblico spettacolo e di pubblico esercizio?

«Il quadro normativo, a partire dal decreto legge 81 del 2008 e dal sistema delineato dal Tulps, riconosce chiaramente che siamo di fronte a un interesse pubblico primario. Tuttavia, esistono oggi evidenti asimmetrie nei regimi autorizzativi e nei controlli. Questo è un punto cruciale su cui stiamo operando per riallineare procedure e normativa».

Oggi i gestori dei locali di intrattenimento operano con procedure differenti?

«Le faccio un esempio. Esistono delle differenze procedurali tra il sistema strutturato delle Commissioni di vigilanza per i locali di pubblico spettacolo e il ricorso alla Scia in ambiti che possono presentare analoghe condizioni di affollamento e rischio. Questa anomalia produce dei vuoti interpretativi o, peggio, un abbassamento sostanziale dei livelli di sicurezza».

Come interverrà il Governo?

«Abbiamo posto con chiarezza un principio: semplificare non significa annullare il rispetto delle regole, tutt’altro. La sburocratizzazione deve andare di pari passo con la responsabilità, la tracciabilità e la certezza delle regole. In questi mesi, sul piano generale, il Governo ha rafforzato il coordinamento tra ministero dell’Interno, vigili del fuoco e prefetture nelle attività di prevenzione; il sostegno agli enti locali per il controllo del territorio e la sicurezza urbana; le misure di prevenzione e pianificazione per grandi eventi e manifestazioni pubbliche e la valorizzazione delle professionalità tecniche e della formazione in materia di sicurezza. Non è poco».

E nel settore specifico dei locali aperti al pubblico?

«Il tema che oggi discutiamo è esattamente quello che deve guidare il legislatore: armonizzare senza appesantire, chiarire le competenze, evitare sovrapposizioni ma anche vuoti normativi».

In questo percorso di riscrizione delle regole le associazioni di categoria sono state coinvolte?

«Credo che il confronto costante offra spunti importanti su quattro direttrici fondamentali: la chiarezza delle competenze in quanto le Commissioni di vigilanza devono operare in un quadro normativo più definito, evitando conflitti di attribuzione e garantendo uniformità applicativa sul territorio nazionale; l'armonizzazione delle procedure: non è accettabile che attività ibride – che siano pub, bar o locali che fanno musica – possano collocarsi in un limbo normativo. Se il rischio è analogo, anche il livello di valutazione e controllo deve essere coerente».

Poi?

«Va ribadita la centralità delle professionalità tecniche: l’asseverazione delle valutazioni di sicurezza deve essere affidata a competenze qualificate e responsabilizzate. Questo significa riconoscere il ruolo dei tecnici, ma anche rafforzare il sistema delle responsabilità. Nel campo della formazione e cultura della prevenzione va detto che la sicurezza non è solo un adempimento formale, ma un processo continuo».

I gestori dei locali investono in sicurezza e formazione?

«Investire nella formazione degli operatori e nella consapevolezza del rischio è la prima forma di tutela per cittadini e lavoratori. Non tutti lo fanno in modo adeguato. Come parlamentare ed esponente di Fratelli d’Italia, ritengo che il Parlamento debba farsi carico di eventuali correttivi legislativi che emergano da un confronto tecnico serio e documentato».

L’obiettivo finale è stringere le maglie e moltiplicare gli obblighi per i locali?

«Non direi. Piuttosto, garantire uniformità di tutela, certezza delle regole, una responsabilità chiara e non frammentata e una prevenzione effettiva e non solo formale. Quando un genitore manda un figlio a trascorrere una serata in un locale deve avere la certezza del rispetto delle norme di sicurezza».

Un tema, quello della sicurezza, fortemente sotto osservazione dopo Crans-Montana...

«La sicurezza nei luoghi di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi non è un tema settoriale, ma di fiducia tra Stato e cittadini. Quando una famiglia entra in un locale, partecipa a un evento, si reca a uno spettacolo, deve sapere che dietro quella porta c’è un sistema serio, coerente e rigoroso».

Quanto ci vorrà per riscrivere le regole?

«Vogliamo rendere questo sistema più moderno, più chiaro ed efficace. Le proposte che emergeranno dalle associazioni di settore saranno portate all’attenzione del legislatore nazionale. Un contributo di competenza che può fare la differenza per arrivare velocemente ad un risultato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA