Lolli salva la maggioranza con Mazzocca e Berardinetti

10 Aprile 2018

D’Ignazio fa dietrofront ed entra in giunta, nella notte vanno a posto gli altri due tasselli Ma il consiglio regionale va verso il rinvio: alle 18 il governatore deve votare al Senato

PESCARA. Giorgio D’Ignazio è già dentro come assessore al Turismo, Mario Mazzocca e Lorenzo Berardinetti lo saranno presto. Con tre mosse di pedoni, Luciano D’Alfonso e Giovanni Lolli, evitano lo scacco matto a giunta e maggioranza. Accade sul filo di lana, alla vigilia di un consiglio regionale, previsto alle 16 di oggi, ma che comunque va verso il rinvio non per mancanza di numero legale, o per “rissa in campo”, ma perché il governatore dovrà stare in Senato alle 18 per un voto più che mai provvidenziale. Torniamo a ieri, e a quando, alle 16,30, viene ufficializzato da Lolli il dietrofront del teramano D’Ignazio che, alla presenza del sottosegretario uscente Federica Chiavaroli e del consigliere Lucrezio Paolini, del presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio e dell’assessore Silvio Paolucci, conferma il suo ingresso in giunta dopo che, meno di un mese fa, aveva fatto fuochi e fulmini per smentire la notizia. Quattro ore dopo, il governatore D’Alfonso cristallizza la nomina firmando il decreto di revoca degli incarichi di assessore ad Andrea Gerosolimo e Donato Di Matteo, e di assegnazione della delega al Turismo a D’Ignazio. Ma per far tornare i conti, dopo l’uscita dall’esecutivo del leader della civica “Abruzzo Insieme”, sempre corteggiato dal centrodestra, e dell’altro dimissionato, mancavano ieri sera due tasselli, entrambi piazzati nella notte da Lolli che, come Sisifo, si lancia nell’impresa di spingere un masso in cima al monte che si chiama Morrone.
Il vice di D’Alfonso infatti riesce a trattenere in squadra Mazzocca, sottosegretario di giunta che, alle 13 di ieri, era invece già pronto al gran rifiuto, come Celestino V. Ma la proposta di un posto in giunta regionale con la più allettante delle deleghe per chi, come lui, si occupa di Protezione civile, ha rincollato le crepe con Liberi e Uguali, anche se la delega salva-maggioranza promessa a Mazzocca per ora deve restare top secret. Passiamo così all’altro tassello da piazzare.
Pare che nella notte si sia consumato un estenuante lavoro di taglia e cuci con la Marsica e i fedelissimi di Di Matteo. Un lavoro in cui Lolli, uomo di squadra e non da leadership, come lui si è definito, si è mostrato un maestro d’armi.
Il terzo tassello che tiene in vita il piano collettivo del Pd, e spinge Di Matteo alla resipiscenza, si chiama Berardinetti per il quale è pronta la poltrona di sottosegretario alla presidenza della giunta, più qualche delega che sempre Lolli, come scrive D’Alfonso nel decreto firmato in serata, «rimetterà in ordine». Tutto ciò che è stato appena scritto si è però consumato dietro le quinte della ufficialità che ieri si è invece limitata a tenere una conferenza stampa sull’ovvio, senza chiarire nulla sui tasselli mancanti che ora invece si conoscono. In sintesi, ad uscire di scena sarebbero solo Gerosolimo e Mario Olivieri. Ma Lolli, costretto da D’Alfonso nei panni di un moderno Richelieu, deve trattenere in maggioranza anche loro. E ci prova attraverso accordi sul programma del semestre bianco: sanità, lavoro e sociale. Un’impresa però difficile anche per il Sisifo della politica abruzzese.