«Ma alcuni responsabili sono ancora vivi»

27 Novembre 2014

GESSOPALENA. La caccia ai responsabili non si ferma perché certe vicende storiche non possono andare in prescrizione o essere nascoste nell’oblio del tempo. C’era la neve quel 21 gennaio 1944 a Sant’A...

GESSOPALENA. La caccia ai responsabili non si ferma perché certe vicende storiche non possono andare in prescrizione o essere nascoste nell’oblio del tempo. C’era la neve quel 21 gennaio 1944 a Sant’Agata (Alto Sangro), quando una pattuglia della Wehrmacht in ritirata massacrò senza pietà 42 civili tra donne, bambini e anziani. I corpi rimasero insepolti per un paio di settimane, fino a quando gli inglesi, arrivati a Gessopalena, organizzarono un gruppo di giovani che diede una pietosa sepoltura alle vittime. Dall’eccidio si salvarono Nicoletta Di Luzio, 16 anni, e il fratello Antonio, che videro massacrare la madre e il fratello Leonardo. Nicoletta e Antonio vivono a Roma.

Il destino ha unito con il sangue Gessopalena e Torricella Peligna perché se il luogo della strage è in territorio gessano, le vittime della carneficina erano di Torricella. Di Sant’Agata, così come delle altre stragi naziste, si è tornato a parlare recentemente grazie alla sentenza della Corte Costituzionale . Berlino ha però replicato: no, i Paesi immuni da crimini contro l'umanità.

«Quando ero sindaco di Gessopalena», afferma Antonio Innaurato, attuale presidente provinciale dell’Anpi, «abbiamo raccolto diverso materiale su quella strage, comprese testimonianze dirette. L’inchiesta fu condotta tramite il tribunale militare con a capo Antonio Intelisano, procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione. Le ricerche hanno portato, oltre ad individuare il reparto nazista di stanza a Torricella, i responsabili materiali della strage. Alcuni sarebbero ancora vivi».

Innaurato spiega che è l’Anpi adesso a raccogliere tutto il materiale e a seguire direttamente il corso dell’istruttoria anche alla luce della risoluzione che dovrebbe essere adottata a breve dal Parlamento italiano sull’argomento.

Nel 2010 a Gessopalena e Torricella arrivarono due “cacciatori” di nazisti: Joachim Lutz Hans, Procuratore di Monaco di Baviera, e il commissario Danmann. Furono sentiti anche dei testimoni della strage: Bernardo Lannutti che all'epoca dei fatti aveva sedici anni («ho visto l'orrore: corpi smembrati, un odore acre nauseante, quei bambini! Non dimenticherò più quel giorno»), Giuseppe D'Amico e Giorgio Italiano. «Sentire il racconto dell'eccidio di Sant'Agata mi fa sentire orgoglioso di essere sindaco di questa comunità», disse in quell'occasione il sindaco di Torricella Tiziano Teti: «Sapere che tanti miei concittadini innocenti fa hanno fatto quella fine orribile generata dall'odio, mi ha dato un senso d’appartenenza al passato che spesso ci sfugge».

Testimonianza fondamentale fu quella di Nicoletta Di Luzio, all'epoca aveva 16 anni: sopravvisse alle oltre trenta bombe a mano buttate dai nazisti dal camino, all'incendio, ai colpi di fucile contro chi era ancora vivo. Le indagini che si sono spostate in Germania con interrogatori di ex militari, dovrebbero ora essere giunte alla conclusione.

Matteo Del Nobile

©RIPRODUZIONE RISERVATA