Ma c’è chi vende come Vasto o San Giovanni Teatino
PESCARA. Le farmacie comunali hanno cento anni. La prima aprì a Reggio Emilia per garantire l’assistenza medica agli indigenti. Ancora oggi la legge favorisce l’attività pubblica nella vendita di...
PESCARA. Le farmacie comunali hanno cento anni. La prima aprì a Reggio Emilia per garantire l’assistenza medica agli indigenti. Ancora oggi la legge favorisce l’attività pubblica nella vendita di medicinali (che il commissario Carlo Cottarelli ritiene al contrario ingiustificata), garantendo ai Comuni il 50% delle farmacie di nuova istituzione. A partire dagli anni anni Novanta si è dato però ai Comuni la facoltà di alienare anche in parte la titolarità delle farmacie possedute, con la possibilità di gestirle in forma mista pubblico-privata. Oggi le farmacie comunali, ricorda la relazione Cottarelli, vengono gestite in economia (cioè direttamente dal Comune con proprio personale e con bilancio che grava su quello comunale), a mezzo di azienda speciale, a mezzo di società di capitali costituite tra il comune e i farmacisti che al momento della costituzione della società prestino servizio presso le farmacie di cui il Comune abbia titolarità.
In questi anni di crisi molti sindaci hanno deciso di vendere la farmacia comunale. È successo per esempio a San Giovanni Teatino, la cui farmacia stata venduta per un milione e mezzo a fronte, ha dichiarato il sindaco Luciano Marinucci, di una perdita di 300mila euro l’anno. Si è invece appena conclusa a Vasto la procedura di vendita della farmacia comunale Histonium. All’asta pubblica si è presentato un unico compratore, una giovane farmacista di Bologna, che ha offerto 985 mila euro, 20mila in più rispetto al prezzo di base fissato dal bando di gara (965mila euro).
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