Ma il più grande cantiere d’Italia è un flop per l’Abruzzo

6 Maggio 2015

L'AQUILA. Una ricostruzione ancora (quasi) tutta da fare, dopo anni di rallentamenti dovuti a una governance da mettere a punto, fondi da trovare in un contesto di crisi economica nazionale che ha...

L'AQUILA. Una ricostruzione ancora (quasi) tutta da fare, dopo anni di rallentamenti dovuti a una governance da mettere a punto, fondi da trovare in un contesto di crisi economica nazionale che ha tenuto strette le maglie dei finanziamenti statali. Risultato: in tutta la provincia dell'Aquila (dalla Marsica a Sulmona) c'è il più alto tasso di disoccupazione nel campo dell'edilizia rispetto a tutto il resto della regione: più della metà della cassa integrazione straordinaria erogata. E si tratta del cosiddetto “più grande cantiere d'Italia”. Colpa dei fondi arrivati a singhiozzo, con le imprese che prima hanno assunto ingrandendosi nella prima fase della ricostruzione; poi, chiusi i rubinetti finanziari, sono arrivati i licenziamenti. A dirlo da sempre è, in particolare la Cgil dell'Aquila. Gli occupati aquilani nel 2012 erano 124 mila, oggi sono 107 mila. Nell’edilizia (nei cantieri post-sisma) si sono persi in soli due anni 3mila posti di lavoro, secondo i dati dell’Istat e dell’Inps snocciolati in occasione dell'anniversario del sisma dal segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti. A fare le spese di questa crisi è anche il settore dei professionisti, i progettisti in particolare. «In questo momento a preoccupare è la ricostruzione delle 60 frazioni, quasi del tutto ferma», afferma il presidente dell'Ordine degli ingegneri dell'Aquila Elio Masciovecchio. Inoltre gli studi professionali cominciano a entrare in affanno, in quanto «ci hanno costretto a presentare i progetti “parte prima” per tutti i Comuni, comprese le frazioni, un paio di anni fa, gli studi hanno fatto una grande mole di lavoro ma poi, però, pochissimi progetti hanno visto la luce». (m.g.)