«Ma un riposo adeguato è interesse dell’azienda»

Il dottor Di Ninni, esperto di Medicina del lavoro: d’estate si lavora con il caldo e molti dormono poco, ma i lavoratori si adattano anche a rischio della salute
PESCARA. Quando si entra all’ingresso di via Paolini, la struttura che ospita lo sportello antimobbing la si trova all’interno del primo stabile sulla destra. Al secondo piano c’è l’ufficio di Emidio Di Ninni, specializzato in Medicina del lavoro. Coordina un’unità che interviene a sostegno di coloro i quali hanno subito o subiscono fenomeni di mobbing o qualsiasi altra forma di violenza ed intimidazione sul posto di lavoro.
«Il diniego delle ferie», valuta Di Ninni, «non rappresenta un atteggiamento mobbizzante in sé anche se questa condotta può essere inquadrata in un quadro più complesso di azioni che penalizzano il dipendente. È innegabile che chi non può andare in ferie subisce privazioni psichiche e fisiche che possono produrre gravi danni».
Danni e privazioni di che tipo?
«Le norme che regolano l’erogazione delle ferie sono animate da principi che mirano a tutelare l’integrità del lavoratore, specie in periodi impegnativi come quello estivo, in un momento dell’anno in cui si lavora in condizioni accentuate dai fattori climatici».
Questo primo scorcio d’estate è particolarmente caldo: chiedere ai dipendenti di rinunciare alle ferie, ma anche solo posticiparle, può costituire un fattore di rischio ?
«Questo, non lo stabilisco io e non lo stabiliscono neanche i sindacati, ma una serie di leggi a tutela del diritto alle ferie imprescindibile per ogni lavoratore dipendente: viene infatti stabilito che, nell’arco estivo (da giugno a settembre), si ha diritto ad almeno 15 giorni consecutivi. Se le aziende o gli imprenditori non rispettano questo principio, non sono in regola».
Quali sono le ripercussioni, in caso di ferie negate, sulla salute del dipendente?
«Le condizioni vanno valutate di volta in volta, l’aspetto più grave è il fatto che un periodo di ferie negate o ferie ridotte coincide spesso e volentieri con un momento di massimo carico lavorativo, con conseguente carenza di turni di riposo infrasettimanali e maggiore stress in generale. Lavorare in queste condizioni, specie con temperature molto calde, può accentuare il rischio di malori e di nevrosi, specie in soggetti a rischio, magari già affetti da patologie cardiache. In tutto questo, bisogna tener conto anche che le temperature notturne impediscono a molta gente di dormire e quindi di ricaricarsi».
Tutto questo, di fatto, incide al contrario sulla produttività?
«Senza dubbio alcuno, per questo concedere ferie, oltre ad essere un obbligo, rientra nell’interesse delle aziende stesse».
La sua struttura esegue controlli in tal senso?
«Non rientra tra i nostri compiti abituali, anche perché ci sono degli enti come l’Ispettorato del lavoro più competenti. In ogni caso, non è facile eseguire controlli di questo tipo perché spesso sono gli stessi lavoratori ad adattarsi ai ritmi produttivi, andando a discapito della loro stessa salute». (fab.i.)
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