Medici sotto stress: siamo pochi e lavoriamo troppo

Indagine Anaao-Swg: la deregulation dell’orario aumenta i rischi per la salute Gianfelice: «I giovani sono i più esposti perché precari e poco tutelati»
CHIETI. I medici ospedalieri sono sempre meno e lavorano sempre di più. Un effetto della deregulation dell’orario di lavoro (secondario alla stretta sui costi del Sistema sanitario nazionale) che si riflette sulle prestazioni dei medici e sulla loro salute: maggiore incidenza di lesioni, infortuni, infarti, aborti...
Lo afferma una indagine Anaao Giovani-Swg (l’Anaao è l’associazione nazionale dei dirigenti medici ospedalieri) presentata ieri a Chieti nel corso dell’Anaao Giovani Day all’ospedale Ss. Annunziata (una manifestazione che si è svolta in 13 città italiane) a cura del segretario regionale dell’Anaao Abruzzo Filippo Gianfelice e del responsabile Anaao Giovani Abruzzo Vinicio Rizza.
Dottor Gianfelice, l’indagine Swg è stata promossa dai giovani dell’Anaao, perché?
«L’indagine riguarda tutti i medici, ma i giovani sono particolarmente soggetti allo stress e ad ammalarsi. Per giovani ormai intendiamo medici sotto i 40 anni, perché, purtroppo, da noi una carriera medica, tra laurea e specializzazione, non comincia prima dei trent’anni».
In altri paesi è diverso?
«C’è un diverso meccanismo di ingresso nel mondo del lavoro. Per esempio negli Stati Uniti lo specializzando è già inquadrato nella struttura dell’ospedale e fa tutto. In Italia lo specializzando viene messo in turnazione, viene chiamato per le urgenze, ma tutto questo è fatto in maniera irregolare, perché la normativa non permette di dargli autonomia. Solo da specializzato il medico può iniziare a fare i concorsi pubblici e a quel punto ha già 32-33 anni».
E questo può creare stress?
«Il 75% degli specializzandi soffre di stress da lavoro perché è sottopagato e utilizzato in maniera esasperata e senza un riconoscimento giuridico. Ma i problemi iniziano già nella facoltà di medicina: per gli studenti lo stress comincia già lì, e siamo su una percentuale che varia tra il 28 e il 45%».
Come mai?
«La facoltà di medicina è almeno da 10 anni soggetta a una crescente conflittualità che nasce dalla mancata applicazione delle disposizioni di legge. Si è passati dal numero chiuso regolamentato dalla legge del 99 a un numero determinato dagli avvocati e dai giudici a causa dei crescenti ricorsi».
Come si può cambiare?
«Una soluzione unica non esiste. Qualcuno dice che è buono il metodo francese che si basa su una forte selezione nel corso della carriera di studio. Ma sicuramente il numero programmato a medicina è necessario».
E per i giovani medici che cosa propone?
«Bisogna eliminare il precariato. L’Anaao è per il tempo indeterminato. Se c’è carenza in una struttura questa si copre assumendo le persone, non con contratti di uno, tre, sei mesi, un anno. Poi bisogna inserire la figura del “medico in formazione”. Lo specializzando al quarto e quinto anno deve già essere inserito nelle strutture ospedaliere con un contratto di lavoro. Così comincia a fare le guardie, può avere le tutele e cominciare a preparare il percorso personale togliendo anche carico di lavoro al medico più anziano».
Ma i carichi di lavoro aumentano, come si legge nella ricerca.
«Certo, ma succede in tutte le categorie. La legge Fornero ha allungato di 2-3 anni l’età pensionabile nella classe medica. Ora si arriva a 65, 66, 67 anni. Questo vuol dire che se non hai raggiunto il livello di primario, a quell’età fai ancora le guardie. Non è facile, è una situazione che può creare disagio e riverberarsi sulle prestazioni. In più crei uno scarso ricambio generazionale. In Abruzzo, tra la Fornero, il blocco del turn-over e i tagli lineari il numero dei medici negli ospedali è diminuito. E per i giovani c’è anche il problema dell’assicurazione...»
Come funziona oggi l’assicurazione?
«Per i medici dipendenti la legge prevede che sia la struttura ospedaliera a dare assistenza, anche per quanto riguarda la responsabilità civile. Ma in alcune situazioni, se si è condannati per colpa grave, la struttura può rivalersi sul medico».
Per questo conviene comunque assicurarsi. Quanto costa?
«Oggi l’Anaao ha stabilito convenzioni per cui un’assicurazione media è di 500-600 euro all’anno, altrimenti si arriva a 1000-1200»:
Come l’assicurazione dell’auto.
«Sì, ma per un giovane medico all’inizio della carriera può essere pesante».
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