Micoperi, dalla Concordia alle start-up in Abruzzo

21 Luglio 2014

Bartolotti: doveva essere un’impresa italiana a mettere riparo a quel disastro A Ortona al via due società nel campo dell’agricoltura e dell’energia

ORTONA. Con la testa all'Isola del Giglio per le operazione di trasferimento del relitto “Costa Concordia” al porto di Genova per la sua demolizione e con il cuore a Ortona, dove lavora da tanti anni. L'amministratore delegato della Micoperi, Silvio Bartolotti fa un primo bilancio finale dell'operazione di recupero della mastodontica nave da crociera e nello stesso tempo, accenna agli importanti investimenti che la società ravennate, leader nelle attività legate all'offshore petrolifero, sta effettuando sul territorio comunale, nello spirito di continuare a dare lavoro a generazione di ortonesi. «La prima considerazione», spiega Bartolotti, presente sull’isola assieme al presidente di Micoperi, Andrea Monorchio, «riguarda la capacità del nostro Paese di saper reagire di fronte ad un evento drammatico e di forte impatto sull’opinione pubblica. Una reazione resa possibile dalle capacità tecniche ed innovative delle aziende italiane, che hanno messo in campo ogni progettualità per ottenere un risultato che non a caso, personaggi autorevoli, hanno definito come un’impresa memorabile mai compiuta nel mondo. Noi abbiamo vissuto con grande umiltà questi due anni di lavoro», continua l'ad di Micoperi, «e siamo orgogliosi di essere riusciti a mantenere fede all’impegno assunto nel primo incontro a Roma con il prefetto Franco Gabrielli (al quale andrà sempre la nostra gratitudine per impegno e serietà) e i vertici di Costa Crociere. Allora dissi che da quell’istante Micoperi si toglieva la propria maglia per indossare quella di Costa. Così è stato. Sono altresì doverosi i ringraziamenti al project manager Sergio Girotto che, assieme agli ingegneri Tullio Balestra e Mario Scaglioni, in Micoperi fin da ragazzini, hanno dimostrato grandi capacità e quella creatività che rende possibile anche le imprese più ardue. A loro si è aggiunto l’ingegner Giovanni Ceccarelli, che ha fatto scattare la scintilla che ci ha indotto a partecipare a questo progetto, attraverso una telefonata fattami una domenica pomeriggio. Mi sollecitò con questa frase: se non c’è un’impresa italiana che pone rimedio a questo disastro, rischiamo l’ennesima pessima figura».

Bartolotti rivolge un ringraziamento particolare: «all’Ammiraglio Stefano Tortora, direttore Armamenti navali del ministero della Difesa e autorevole membro dell’Osservatorio di monitoraggio ambientale della Protezione civile,«che ha saputo condurre per mano la sua squadra con grande abnegazione».

Le operazione di recupero della Costa Concordia è stata svolta dal Consorzio “Titan Salvage- Micoperi” e ora si è giunti all'ultima fase di rigalleggiamento dell'imbarcazione “ferita a morte” prima di intraprendere il suo ultimo viaggio nei cantieri genovesi per la sua demolizione. La nave sarà trainata da quattro rimorchiatori e si procederà a una velocità di due nodi/ due nodi e mezzo. Lo scafo è stato dotato di un sistema per l'impedimento di fuoriuscita di materiale durante il trasferimento e sarà scortato: da due navi anti-inquinamento pronte a intervenire, da mezzi d'appoggio e sarà monitorato sia a bordo che per cielo per mare continuamente fino a destinazione. Dopo la partenza, si penserà anche alla rimozione dell'enorme cantiere costruito ad hoc per la Concordia e alla bonifica dell'area interessata.

«Micoperi è presente in Egitto, Libia, Israele, Messico, Ghana, Costa D’Avorio, Mozambico», conclude Bartolotti, «a Ravenna e Ortona abbiamo avviato start up per la produzione di energia da fonti alternative e centri ricerca per superare l’uso di prodotti chimici in agricoltura sostituendoli con elementi vegetali biologici. Abbiamo lavorato tutti con “determinazione e amore” ed è quello che Micoperi ha continuato e continuerà a fare nel suo core business, ovvero le attività legate all’offshore petrolifero. Determinazione, per affrontare ogni nuovo progetto, e amore, per la propria azienda, i propri dipendenti, per la Nazione e per un’azienda come Costa colpita da un’immane calamità».

Lorenzo Seccia

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