Nella chiesa il sangue di San Francesco

27 Marzo 2018

CASTELVECCHIO SUBEQUO. Non tutti sanno che nella chiesa di Castelvecchio Subequo finita al centro della nuova polemica tra il parroco, padre Massimiliano Di Carlo e la sua comunità, viene custodita...

CASTELVECCHIO SUBEQUO. Non tutti sanno che nella chiesa di Castelvecchio Subequo finita al centro della nuova polemica tra il parroco, padre Massimiliano Di Carlo e la sua comunità, viene custodita gelosamente una delle reliquie più preziose del patrimonio francescano. Alla destra dell’altare c’è una cappella ornata da affreschi trecenteschi di scuola giottesca con al centro una teca in cristallo dove sono custoditi il sangue delle stimmate e i capelli di San Francesco. Una reliquia unica in Italia. Solo cinque anni fa, esattamente il 1° ottobre del 2013, mentre faceva visita alla reliquia suor Miriam Castelli, che aveva assistito Papa Giovanni Paolo II, il sangue della reliquia si sarebbe liquefatto e quella sarebbe stata la seconda liquefazione avvenuta dopo la prima del 1860. Insieme a suor Miriam, al momento dell’evento prodigioso, erano presenti dieci testimoni. La storia della teca risale agli anni tra il 1216 ed il 1222, quando San Francesco passò e si fermò a Castelvecchio Subequo proseguendo verso la Marsica. Il santo venne ospitato dai Conti di Celano nel castello di Gagliano. Più tardi i nobili marsicani donarono la reliquia del sangue e dei capelli del Poverello al convento di Castelvecchio. La costruzione di quel convento fu avviata tra il 1221 e il 1261, consolidando la devozione francescana della comunità locale. Attualmente il convento che è annesso alla chiesa parrocchiale, è arricchito da musei di arte sacra e archeologico dove sono custoditi i reperti dell’antica Superaequum. La reliquia è parte di quello che costituisce il tesoro di San Francesco consistente in una preziosa raccolta di capolavori come i reliquiari tra cui spiccano “La Pasquarella”, statuetta in argento del 1412 raffigurante la Madonna con bambino e due angeli, un cofanetto in stagno lavorato di origine nordeuropea del 14esimo secolo, sei reliquiari d'argento e rame dorato del 15esimo secolo, una croce d'argento dorato del 1403. (c.l.)
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