«No al ticket riabilitazione senza i fondi ai Comuni»
L’ex commissario Chiodi (Fi) attacca il provvedimento del governatore: «Servono almeno 30 milioni e il riordino della rete assistenziale»
PESCARA. «Il ticket entrerà in vigore nel silenzio di tutte quelle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini più deboli». Sa di rivincita il commento dell’ex commissario alla Sanità Gianni Chiodi ai decreti firmati dal suo successore Luciano D’Alfonso che introducono dal 1° ottobre la compartecipazione alle spese della riabilitazione per malati psichici, disabili e anziani non autosufficienti, ospitati nelle strutture private convenzionate. Un ticket che varia dalle 33 alle 45 euro ai giorno che saranno chiamati a pagare le famiglie dei pazienti o i Comuni, ai cui spetta la competenza delle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria. Un salasso che varia da 1000 a 1.500 euro al mese, che però il governatore D’Alfonso e l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci pensano di evitare finanziando i comuni stessi. Un fondo ad hoc che chiedono sia Chiodi che il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri: «Siamo consapevoli che tale provvedimento è uno di quelli richiesti per uscire dal Commissariamento», dice il capogruppo, «ma è possibile attuarlo solo dopo aver costituito un fondo nel sociale con almeno 30 milioni di euro da destinare ai Comuni per l’erogazione dei servizi ai pazienti meno abbienti».
Fino a oggi la regione Abruzzo ha sempre evitato di introdurre la compartecipazione, come racconta Chiodi: «Appena mi insediai nel 2009» spiega l’ex commissario, «un provvedimento simile fu adottato dall’allora commissario Redigolo, che io feci subito ritirare. Poi, negli anni più volte il tavolo di monitoraggio romano ha provato a obbligarmi a inserire tale compartecipazione per le cure riabilitative, ma mi sono sempre opposto, perché nella situazione preoccupante in cui vivono oggi molte famiglie, è inaccettabile pensare di introdurre un nuovo ticket. Si finirebbe per colpire proprio le famiglie con i maggiori disagi, quelle fasce meno protette come i portatori di gravi patologie e i disabili gravi e gravissimi». Anche secondo Chiodi, dunque, sarebbe stato auspicabile prima istituire un fondo da attribuire ai Comuni. «Infatti» prosegue l’ex commissario alla sanità «si era pensato di utilizzare per l’applicazione del ticket in questi pochi mesi del 2014, una parte del tesoretto di 40 milioni in più di Fondo sanitario destinati all’Abruzzo, che avevamo già previsto nel mio programma operativo di ottobre 2013. A partire dal 2015, invece, quando si avranno 21 milioni in più a disposizione con la scadenza di una delle cartolarizzazioni, avremmo costituito un fondo per il sociale destinato a tutelare le fasce più deboli come i disabili». Il Consigliere regionale di Forza Italia si dice inoltre d’accordo con la Cisl, secondo cui, prima dell’adozione del provvedimento bisognava ultimare il piano di riconversione delle strutture riabilitative e quindi adeguare la rete assistenziale. «Un lavoro» aggiunge ancora Chiodi «che era quasi ultimato quando sono andato via. Con il Tavolo di monitoraggio prima e con il Programma Operativo dopo, mi ero impegnato ad adottare il provvedimento sull’introduzione del ticket entro fine maggio, ma solo perché per quella data i tecnici avevano previsto la conclusione della riconversione delle strutture di riabilitazione, in quanto, che sia chiaro, l’Abruzzo uscirà dal commissariamento solo quando riequilibrerà con gli standard nazionali i posti letto richiesti per l’assistenza residenziale per anziani, che oggi sono la metà di quelli richiesti, e ridurrà i posti letto della riabilitazione che sono il triplo. Quindi, è inutile mettere il ticket prima dell’adeguamento della rete assistenziale».

