No trivelle, Greenpeace continua la battaglia

16 Marzo 2016

Attivisti sulla Montagna Spaccata di Gaeta per richiamare l’attenzione sul referendum del prossimo 17 aprile

PESCARA. Continua la battaglia di Greenpeace contro le trivelle nel mare italiano. Una battaglia che riguarda anche l’Abruzzo e in particolare la costa teatina con il progetto Ombrina mare a largo di San Vito. Il 15 marzo a “La Montagna Spaccata”, Gaeta, un team di attivisti ha scalato la montagna per richiamare l’attenzione sul referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile. In quella data infatti si voterà per confermare o respingere la strategia fossile del governo Renzi, che individua nelle scarsissime riserve nazionali offshore di petrolio e gas uno sviluppo energetico del Paese.

Gli attivisti sono saliti fin sopra la Montagna attaccando sia su questa, che sul mare, striscioni con su scritto: “stop trivelle”. Infatti, secondo Greenpeace sul referendum si sta facendo poca informazione e si rischia di arrivare alla data del voto con una buona parte dell’opinione pubblica poco o per nulla informata. Per questo l’associazione vuole in ogni modo coinvolgere i cittadini italiani e tutte le organizzazioni nazionali affinché si mobilitino per fare informazione e coinvolgere tutti in questo stop al disastro ambientalistico, fermando così la miope strategia energetica del governo che serve solo a mantenere l’Italia nell’era delle fonti fossili, causa principale dei cambiamenti climatici e di sanguinosi conflitti nel mondo.

Andrea Boschi, rappresentante della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, ha dichiarato: “Ci stiamo battendo per spiegare che il referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile è un appuntamento che riguarda il nostro Paese nella sua interezza. Votare Sì significherà chiarire al governo che non vogliamo le trivelle nei nostri mari, che preferiamo l’oro blu all’oro nero, che il turismo, la pesca sostenibile e la qualità dei paesaggi valgono molto più dei pochissimi barili di greggio o delle misere riserve di gas che potremmo estrarre dai nostri fondali”.

Se i combustibili fossili sono responsabili di problemi ambientali all’ordine del giorno, come: l’accumulazione dei gas serra, l’acidificazione, l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento idrico, il danneggiamento della superficie terrestre e dell’ozono perché stiamo usando combustibili fossili da così tanto tempo? La risposta è semplice: perché ciò è meno costoso di qualsiasi tipo di ragionevole alternativa a noi nota. Ma questo secondo Greenpeace non può bastare come risposta.