Nuovo allarme per le piante Stavolta è la processionaria

15 Aprile 2016

Secondo gli esperti l’Abruzzo con i suoi pini è fra le regioni più esposte Ordinanze e multe dei Comuni. I ricercatori: ma occorreva intervenire prima

PESCARA. Thaumetupea pityocampa. Il nome scientifico, con la radice greca “thauma”, che da una parte evoca “spavento”, “meraviglia”, e che dall'altra significa “numeroso”, “copioso”, dà subito un'idea di ciò che si deve intendere, quando si parla di “processionaria”, quell'insetto (parassita) lepidottero, ghiotto di pini e di cedri, che sta imperversando anche in Abruzzo, con quel lungo filare che forma quando si trasferisce dalla pianta al terreno.

Dopo il punteruolo rosso per le palme, e dopo la “mosca” per gli ulivi, ecco il nuovo allarme in Abruzzo. Se n’è accordto il Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell'economia agraria (80 sedi in Italia), che dopo aver monitorato tutto il Paese, regione per regione, ha accertato una presenza numericamente rilevante in Abruzzo di questa farfalla che mangia gli aghi dei pini (in inverno, quando è in fase larvale, sui pini forma una sorta di "pallone" bianco), indebolisce quindi le piante ed è particolarmente urticante e dunque dannosa per persone ed animali.

L'allarme-processionaria per l’Abruzzo è stato ripreso anche dalla Federazione agronomi e forestali, che invita tutta la popolazione ad avvisare gli enti preposti, come i Comuni, nel momento in cui si dovesse avvertire una “processione” di questi insetti, che si muovono in fila, l'uno dietro all'altro.

E i Comuni sono stati i primi a scendere in campo con le ordinanze. Il primo intervento risale a marzo a Pescara, nella pineta Dannunziana. La processionaria, infatti, si può trovare principalmente nei parchi pubblici, nei parcheggi, ai lati di strade alberate e giardini.

E ai giardini fa riferimento l'ordinanza emanata dal sindaco di Chieti. Ricordando che la lotta alla processionaria è un obbligo, come previsto da un decreto ministeriale del 2007, il sindaco Umberto Di Primio ha ordinato a proprietari di aree verdi e amministratori di condominio, di effettuare le verifiche tra le piante e di adottare gli opportuni provvedimenti per debellare il parassita.

Analoga ordinanza è stata emanata dal Comune di Montesilvano che oltre a mettere in guardia i proprietari di giardini stabilisce che chiunque non prenda provvedimenti contro la processionaria può essere sanzionato con un'ammenda compresa tra i 50 e i 200 euro.

Ma come spiega uno dei massimi esperti nazionali del settore, Pio Federico Roversi, ricercatore del Crea – ente che riunisce tutti gli istituti di ricerca del ministero dell'Agricoltura – «un intervento, a fine inverno, è tardivo. «Bisogna invece intervenire all'inizio dell'autunno», continua lo studioso, «in quanto in quel periodo la processionaria è in fase larvale e non ha ancora i peli urticanti» (sono le nuove larve uscite dalle uova deposte sui pini dai bruchi divenuti farfalle in estate, nda). Questo perché è costituito proprio dai peli urticanti, il maggior problema, in quanto «essi possono provocare reazioni allergiche alle persone sensibili». «E poi», aggiunge Roversi, che è anche professore associato abilitato, «occorre fare attenzione ai bambini, ai cani e ai cuccioli, i quali si avvicinano con la bocca all'insetto: può verificarsi una necrotizzazione della lingua».

Che cosa fare, dunque, contro la processionaria? «Verso settembre, ottobre», fa sapere Roversi, «bisogna intervenire con un prodotto a base di un batterio, il bacillus thuringiensis, ammesso in agricoltura biologica, in quanto ha un impatto basso o innocuo su organismi a sangue caldo. E accade che quando le larve della processionaria ingeriscono il batterio, si ammalano». Ma ci sono anche dei nemici naturali della processionaria. «Sono le uova delle api, le quali, deposte nelle uova della processionaria, per via dei microimenotteri presenti, le uccidono», fa notare Roversi, che consiglia ad ogni regione di munirsi comunque di un «sistema di monitoraggio permanente».

Vito de Luca

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