Ombrina, è fatta? L’ultima parola alla ministra Guidi

18 Marzo 2015

La Regione si gioca la carta politica e quella giudiziaria ma incombe anche il caso della piattaforma Elsa 2

PESCARA. Prima “Ombrina”, poi “Elsa 2”, e quindi le concessioni petrolifere offshore che la Croazia si appresta a rilasciare al confine con l’Italia nel mare Adriatico. Sono tre i fronti aperti del petrolio e nei quali l’Abruzzo è in prima linea.

“Ombrina” è l’impianto petrolifero – della Rochopper, a 5,5 miglia dalla costa teatina – la cui procedura è avanti a tutti dopo l’ok da parte del Comitato Via del ministero dell’Ambiente; il progetto “Elsa 2” – piattaforma che l'irlandese Petroceltic vorrebbe realizzare a circa 7 km al largo tra Francavilla e Ortona, a ridosso di tre riserve naturali regionali, Ripari di Giobbe, Punta dell'Acquabella e Lido Ricciolo – sta per seguirla a ruota dal momento che ripercorre lo stesso iter, mentre le concessioni croate costituirebbero una sfilza di 29 impianti offshore da nord a sud e che succhierebbero anche le riserve che stanno dalla nostra parte.

In tutto questo contesto si inserisce il discorso del Parco della costa teatina per la cui perimetrazione si continua a litigare malgrado una legge lo abbia istituito da undici anni.

L’Abruzzo, che almeno in via ufficiale si è dichiarato contro gli impianti petroliferi davanti alle propria costa, che chances ha in una battaglia che sembra dominata da interessi più grandi di lei?

L’iter di Ombrina rappresenta il caso-pilota ed è bene chiarire che deve compiere ancora qualche passo. Il ministero dell’Ambiente deve innanzitutto recepire il parere espresso dal Comitato Via, successivamente dovrà rimettere la pratica al ministro dello Sviluppo di Federica Guidi.

Sarà quindi la “ministra”, così come la chiamano a Roma, a dire l’ultima parola su Ombrina. Non prima tuttavia di aver valutato se convocare la Conferenza dei Servizi con gli Enti interessati (Regione, Comuni, ecc.). Un passo, questo, che la Regione si augura che venga fatto in modo da potersi giocare una carta politica sull’intera questione.

L’altra carta che la Regione ha in mano è quella giudiziaria e che porta al ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto Sblocca Italia, nella parte in cui esso prevede l’attivazione degli impianti petroliferi in Adriatico per aumentare capacità e fonti energetiche dell’Italia. «Abbiamo presentato due ricorsi: il primo insieme a nove regioni, l’altro lo abbiamo reietrato più recentemente e siamo stati i primi a farlo», ricorda l’assessore all’Ambiente Mario Mazzocca sostenitore del no-oil. «La battaglia dunque non è persa», aggiunge, «c’è ancora qualche speranza concreta. Certo è», lancia la sua frecciata, «che chi c’era prima al posto nostro avrebbe potuto operare meglio».

Di sicuro, aggiungiamo noi, c’è che la manifestazione regionale organizzata per il 25 aprile da M5S contro le trivelle croate, a questo punto acquista un altro significato. Con Ombrina ed Elsa 2 più vicine alla costa e sempre più vicine alla risposta finale.

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