Opzione donna, crescono le domande

Costante l’incremento delle richieste di anticipo della pensione, nonostante la penalizzazione
PESCARA. I numeri promuovono l’Opzione donna, nonostante la penalizzazione economica che la norma introduce. Lo dice l’Inps nella sua relazione annuale. La misura aveva carattere sperimentale fino al 31 dicembre 2015 e nasceva a causa dell’innalzamento che la stessa legge imponeva, a partire dal 2008, del requisito anagrafico minimo per conseguire la pensione di anzianità da 57 a 60 anni, fermo restando il raggiungimento di almeno 35 anni di anzianità contributiva. «Poiché l’età pensionabile per le donne era allora pari a 60 anni», scrive l’Inps, «vi era stata di fatto l’eliminazione della pensione di anzianità per la generalità delle lavoratrici e, quindi, la negazione del principale strumento di flessibilità all’uscita che il nostro ordinamento ha sempre concesso agli assicurati». Alle lavoratrici dipendenti e autonome è stato concesso, in forma sperimentale, di continuare a conseguire il trattamento pensionistico di anzianità all’età di 57 anni (57 anni e 3 mesi dal 2013) per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni (58 anni e 3 mesi dal 2013) per le lavoratrici autonome, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni, ove già in possesso di questi requisiti alla data del 31dicembre 2015, purché optassero per il calcolo del trattamento pensionistico con le regole del sistema contributivo». Dunque l’opzione donna consente un pensionamento anticipato rispetto alle regole generali, a fronte di una penalizzazione dell’importo della pensione dovuta all’applicazione integrale del sistema di calcolo contributivo anche per quelle lavoratrici che, in ragione della propria storia contributiva, avrebbero potuto vedersi calcolata la pensione con il sistema misto, ovvero, fino al 2011, interamente retributivo.
Nonostante questa penalizzazione l’utilizzo è cresciuto esponenzialmente dal 2012 in corrispondenza alla riforma Fornero: erano 4 le domande nel 2008, sono diventate oltre settemila nel 2012, nel 2015 sono state quasi 29 mila.
«Le lavoratrici hanno accettato sempre di più una penalizzazione a vita del proprio trattamento pensionistico in proporzione all’innalzamento dei requisiti previsti per la generalità degli assicurati e, quindi, in proporzione all’ampiezza dell’anticipo dell’accesso a pensione».

