Ospedali d’Abruzzo, tagli agli stipendi da 25 milioni: la rabbia dei camici bianchi

Medici, infermieri, operatori socio sanitari e tecnici pronti a proclamare lo stato di agitazione, proteste a Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila. Uil e Cgil: «Scompare il salario accessorio, una beffa»
PESCARA. Un taglio da 25 milioni di euro: niente salario accessorio, sia nel 2024 che nel 2025, per medici, infermieri, operatori socio sanitari e tecnici. La Regione Abruzzo ha un bisogno disperato di risparmiare per coprire il buco della sanità e la prima stretta riguarda il personale degli ospedali: addio a una specie di premio di risultato tra 700 e un migliaio di euro che si percepisce una volta all’anno. Ma, dopo le trattative tra sindacati e politica finite in un vicolo cieco, ecco che arriva la risposta: stato di agitazione dei dipendenti degli ospedali abruzzesi.
LA MAPPA DELLA PROTESTA
A denunciare «la riduzione dei fondi destinati al trattamento accessorio nel comparto sanità in Abruzzo» sono i sindacati Uil Fpl e Fp Cgil che parlano a una sola voce. È una mobilitazione senza precedenti che riguarda la Asl di Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila. Oggi alle ore 10, nella sede regionale della Uil a Pescara, Antonio Ginnetti, segretario generale Uil Fpl Abruzzo, e Luca Fusari, segretario generale Fp Cgil Abruzzo Molise, raccontano il corto circuito dell’indennità cancellata quasi come se fosse un privilegio della casta.
I CONTI SOTTO ESAME
La vertenza del salario accessorio si trascina da mesi ma senza la svolta attesa per i dipendenti degli ospedali abruzzesi: sono due anni che non percepiscono l’indennità extra e, per il 2026, hanno la certezza di una speranza. Il destino di quella indennità è legato a doppio filo ai conti della sanità regionale – il disavanzo del 2024 di 92 milioni, mentre la proiezione per il 2025 è di 98 milioni – che si trova in un periodo decisivo: il 31 gennaio, appena 4 giorni, scadrà il termine per presentare il programma operativo 2026-2028, cioè la mappa dei costi e degli investimenti della sanità nostrana che sarà vagliata dal ministero della Salute e dal ministero dell’Economia con un potere vincolante. Con l’emendamento “Salva Abruzzo” approvato dal Parlamento insieme alla legge di bilancio, il governo Meloni si è tenuto il potere di indirizzo sulla sanità abruzzese che non potrà fare altro che recepire le direttive dall’alto. Un percorso a tappe con l’obiettivo di conseguire il pareggio di bilancio spalmando i conti in rosso nell’arco di tre anni: entro il prossimo 31 gennaio la maggioranza dovrà consegnare la «prosecuzione del piano di rientro per il triennio 2026-2028»; entro il 15 febbraio, i tavoli tecnici affiancati dai ministeri dell’Economia e della Salute valuteranno il piano e presenteranno eventuali prescrizioni (dal carattere «vincolante») che dovranno essere tassativamente recepite dalla Regione nei 10 giorni successivi. Quindi, il 25 febbraio sarà scritto il destino della sanità abruzzese.
«E I NOSTRI SOLDI?»
Uil e Cgil hanno una domanda per il centrodestra di governo: ma nel programma operativo c’è la previsione del salario accessorio per il 2026? Dalla risposta dipende il prossimo passo della protesta: lo stato di agitazione potrebbe rientrare soltanto in caso di un sì; davanti a un no, la protesta potrebbe andare avanti a oltranza.
LA BEFFA DELL’IRPEF
Il 23 dicembre scorso, l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì e il direttore del dipartimento Sanità Camillo Odio avevano incontrato Uil Fpl e Fp Cgil e, in quel faccia a faccia, era arrivata «la conferma dei tagli al personale sanitario»: «L’unico impegno preso dal tavolo», avevano detto Ginnetti e Fusari, «è quello di verificare la possibilità di prevedere le risorse relativa al 2026, mentre possiamo considerare non recuperabili quelle relative al 2024 e 2025». E i sindacati avevano parlato di «una beffa» sul personale degli ospedali: niente indennità extra ma Irpef al rialzo a partire dalla busta paga di gennaio (1,67% per i redditi fino a 28mila euro; 2,87% tra 28mila e 50mila euro; 3,33% oltre 50mila). «Il personale sanitario si trova a doversi vedere ridurre il salario accessorio in misura consistente e contemporaneamente a vedersi aumentare le aliquote Irpef per l’anno 2026 con ulteriore effetto negativo sulla busta paga. I professionisti sanitari», avevano detto Ginnetti e Fusari, «vivono ormai condizioni insostenibili: oltre a dover affrontare turni estenuanti a causa della grave carenza di personale, hanno ripercussioni sul loro benessere psico-fisico a causa, anche, delle aggressioni subite che ormai stanno diventando periodiche. Le condizioni di estremo stress, il sovraccarico di lavoro e le difficili condizioni operative contribuiscono all’allontanamento dai reparti nevralgici e dal sistema sanitario pubblico».
SCONTRO ANNUNCIATO
E i sindacati avevano annunciato la protesta imminente che oggi diventa realtà: «I dipendenti sono ormai stanchi solo di subire, vogliono vedersi riconoscere il giusto salario ed il rispetto della loro professionalità, per questo la Fp Cgil Abruzzo Molise e la Uil Fpl Abruzzo apriranno il nuovo anno con una stagione di lotta sindacale e di rivendicazione vertenziale».

