Parco, l’Abruzzo diviso nel giorno del via libera

10 Settembre 2015

Dopo 15 anni oggi si decide sull’istituzione dell’Ente che lega dieci comuni ma ambientalisti e sindaci sono ancora una volta su fronti opposti

PESCARA. Sono passati 15 anni da quando una legge ha previsto il Parco nazionale della Costa teatina. Quindici anni in cui l’Abruzzo è prima rimasto in silenzio, poi ha discusso, litigato, perso tempo, polemizzato e continuato a dividersi tra favorevoli e contrari.

Oggi il progetto di quel parco, etichettato nel frattempo come il più contrastato d’Italia, passa attraverso un traguardo che può segnare la sua realizzazione o rinviarla al mittente. L’appuntamento è a Roma con la sessione tecnica della Conferenza Stato-Regioni preliminare al decreto istitutivo del Parco da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Regione Abruzzo, rappresentata dal governatore Luciano D’Alfonso, l’ex commissario che ha disegnato il perimetro del Parco Pino De Dominicis, il presidente regionale dei Comuni (Anci) Luciano Lapenna (sindaco di Vasto) e delle Province (Upi) Antonio Di Marco si incontrano con i funzionari della Presidenza del Consiglio, del ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo per valutare i contenuti del prossimo decreto presidenziale ed esprimersi definitivamente sull’area che si insinua e scorre per 10.600 ettari lungo la costa da Ortona a San Salvo (sarebbe il più piccolo Parco nazionale presente in Abruzzo).

PROCEDURA E NOMINE. Se il progetto supererà l’esame, la successiva Conferenza Stato-Regioni, convocata stavolta in sede plenaria, sarà chiamata a dare l’ok al decreto presidenziale. Solo dopo il ministero dell’Ambiente avvierà la procedura per la costituzione dell’Ente parco e la nomina degli 8 componenti del comitato direttivo (senza indennità): 4 espressi dai Comuni inseriti nel parco, uno dal ministero dell'Agricoltura, uno dalle associazioni ambientaliste, uno dell'Ispra e un altro dallo stesso ministero.

Al ministero toccherà poi nominare il direttore dell’Ente parco – pescando da un albo specifico – e il presidente, scelta quest’ultima da prendere di concerto con la Regione.

Non è mai avvenuto che il parere espresso dalla commissione tecnica riunita oggi venisse successivamente smentito dalla conferenza plenaria.

Ecco perché l’attenzione di tutti coloro che in questi giorni hanno alimentato il dibattito sulla perimetrazione del Parco sia concentrata sull’incontro di oggi a Roma.

LA POLEMICA. Lo hanno fatto ieri le associazioni ambientaliste, invitando D’Alfonso «a non cedere alla tentazione di accontentare le parti più retrive della sua composita maggioranza che non vogliono il Parco». E lo hanno fatto i sindaci di sette comuni dell’area del Parco (Rocco Catenaro di San Vito Chietino, Gianni Di Rito di Rocca San Giovanni, Enrico Di Giuseppantonio di Fossacesia, Silvana Priori di Torino di Sangro, Tiziana Magnacca di San Salvo , Mimmo Budano di Villalfonsina e Antonio Di Pietro di Pollutri) che, non essendo stati chiamati a partecipare alla riunione di oggi e non avendo delegato l’Anci, hanno chiesto di rinviare ad altra data l’incontro. «Soltanto ieri», dicono i sindaci, «ci è stata mandata una mail con la quale siamo stati invitati a “rimettere con assoluta urgenza le osservazioni ”. Non si può accettare una simile forzatura che, come è stato per le trivelle, mira a far ricadere sui territori scelte e decisioni non condivise ed imposte dall’alto».

NO TRIVELLE. Di altro tenore invece l’intervento degli ambientalisti. «E’ una giornata storica», ha detto Luciano Di Tizio (Wwf) alludendo a quella di oggi, affiancato da Giuseppe Di Marco ( Legambiente) e Mimmo Valente ( Italia Nostra) auspicandosi che venga delineato un percorso a tappe forzate verso il Parco e che emerga, il no di una intera regione alla scelta petrolifera.

Già, perché il sogno è quello di, una volta istituito il Parco, valutare possibili estensioni a mare per impedire l’insediamento di piattaforme petrolifere (come “Ombrina”) entro le 5 miglia dalla costa. Il modello? L’arcipelago toscano.

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