Parco Lanciano, D’Alfonso adesso rischia il processo

Nel mirino della Procura di Pescara la delibera per la riqualificazione dell’area Richiesta di rinvio a giudizio anche per gli assessori Paolucci, Pepe, Sclocco e l’ex Di Matteo
PESCARA . Per la vicenda della delibera di giunta regionale riguardante il parco Villa delle Rose di Lanciano, l’ex governatore, oggi senatore, Luciano D’Alfonso rischia il processo. Stessa sorte potrebbe toccare agli assessori ed ex della sua giunta Silvio Paolucci, Dino Pepe, Marinella Sclocco e Donato Di Matteo, al suo ex segretario particolare Claudio Ruffini e al capo di gabinetto Fabrizio Bernardini. La procura di Pescara ha infatti presentato a loro carico la richiesta di rinvio a giudizio. Il sostituto Rosaria Vecchi ipotizza per tutti il reato di falso ideologico in concorso. Un procedimento aperto inizialmente all’Aquila e poi trasferito per competenza a Pescara. Nel mirino è finita la delibera di indirizzo che la giunta regionale approvò il 3 giugno 2016 avente a oggetto la riqualificazione e la realizzazione del parco pubblico Villa delle Rose a Lanciano. Ma secondo la procura, in quel primo atto si ravviserebbe il falso perché gli imputati «in concorso tra loro, previo accordo telefonico intercorso tra D’Alfonso e Ruffini, la cui azione era consapevolmente diretta al medesimo fine della falsa attestazione», avrebbero attestato la presenza del governatore Luciano D’Alfonso alla seduta straordinaria di Giunta, svoltasi nella sede della Regione Abruzzo di viale Bovio, a Pescara. L’ex governatore, subito dopo la chiusura delle indagini, aveva chiesto di essere ascoltato. Davanti al sostituto procuratore, assistito dal suo avvocato, Giuliano Milia, D’Alfonso aveva ricostruito i suoi spostamenti di quel giorno trascorso a Roma, poi a Collecorvino e infine a Lanciano, dopo essersi fermato nella stanza della giunta a Pescara per firmare la delibera finita all’attenzione della procura. «Come ho sempre fatto», dice l’ex governatore, «sono completamente a disposizione dell’autorità giudiziaria per favorire l’emersione della verità anche in questa occasione. La contestazione che mi viene determinata dal pubblico ministero mi motiva a fornire elementi ulteriori di chiarificazione per dimostrare l’assoluta liceità e opportunità della mia condotta in relazione alla riqualificazione e realizzazione del parco pubblico Villa delle rose di Lanciano. Resta sempre mio obiettivo principale quello di decidere e realizzare interventi di pubblica utilità rispettando le procedure e confidando che il doveroso e necessario operato della magistratura possa anche determinare una conoscenza più puntuale di merito sui modi e le ragioni dei procedimenti che abbiamo posto in essere». Il caso ora passa al vaglio del gup, Gianluca Sarandrea, che ha fissato la prima udienza preliminare per il 5 marzo prossimo.

