Parco marino, è di nuovo bufera

Ambientalisti e M5s contro la Regione: proposta beffa, così 5 anni di cemento
PESCARA. «Dopo lo stop su Ombrina, non si compia lo stesso errore e la Regione chieda con forza l'immediato decreto del parco nazionale»: è l’invito che il Wwf Abruzzo aveva rivolto qualche giorno fa in vista di una decisione – quella sull’istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina – che naviga da 15 anni. Ora la decisione da parte della Presidenza del consiglio sta per arrivare, ma per gli ambientalisti il Parco che si avvicina è un parco-beffa perché nascerebbe con la realizzazione di tutti i progetti previsti in sessanta mesi (5 anni). «Una cascata di cemento», secondo il delegato Abruzzo del Wwf Luciano Di Tizio ed il presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco, «che proprio con l’istituzione del parco si sarebbe dovuta evitare».
Il caso nasce dall’appovazione da parte della Regione degli emendamenti presentati dai sindaci degli otto centri coinvolti nella perimetrazione del Parco nazionale: confini allora disegnati dal commissario Pino De Dominicis e contestati perché si estendevano su aree industriali, artigianali e di sviluppo. «La proposta di modifica della giunta regionale è inaccettabile perché annulla gli effetti che l'istituzione del Parco aveva in sé: primi fra tutti la salvaguardia della costa dalla cementificazione selvaggia e la tutela del territorio», sottolinera il consigliere M5s Sara Marcozzi. La proposta prevede l'esclusione dei piani di lottizzazione dai divieti imposti nelle misure di salvaguardia e la possibilità di realizzare opere stradali da parte di Comuni e Anas. «Mi domando se abbia ancora senso parlare di Parco Nazionale visto lo stravolgimento proposto e mi chiedo se il delegato all'Ambiente Mario Mazzocca abbia preso contezza delle proposte di modifica» conclude Marcozzi auspicandosi che il governo non ceda agli interessi speculativi .
Perplessità e preoccupazione vengono ripresi anche da Donatella Bianchi – presidente nazionale Wwf a Pescara per un convegno sulla tutela del mare – invitando la Regione a non intralciare l’iter previsto dalla legge: «C’è il rischio di un dietrofront sulle scelte di salvaguardia sulle quali si fonda l’istituzione di quello che sarebbe il primo Parco nazionale nel mare italiano». La Bianchi intende portare avanti il caso anche a livello nazionale: «In pratica è come se si stesse commissariando un commissario. Ci sono voluti anni ed anni per sbloccare un iter che era paralizzato. Ed ora che è terminato questo lavoro viene rimesso in discussione...».(a.mo.)

