«Per salvare Pescara ci allagano i campi»

Gli imprenditori hanno il piano B: più alberi e meno “gabbie”
CEPAGATTI. «Non c'è più un minuto da perdere. Tra pochi giorni rischiamo di perdere i nostri terreni e per alcuni di noi questo vuol dire andare in rovina. Ci opporremo a questo atto di prepotenza. Qui la Regione vuole spendere a tutti i costi 54 milioni di fondi europei quando si può invece prevedere un progetto alternativo molto meno impattante, che costa meno e soprattutto che risparmierebbe i nostri terreni». Tirano fuori le unghie gli imprenditori agricoli della bassa Val Pescara sui quali pende come una spada di Damocle il progetto che spazzerebbe via i sacrifici della loro vita.
In due-tre anni la Betastudio di Padova ha garantito alla Regione che si può mettere in sicurezza il bacino fluviale del Pescara in modo tale che in futuro non possa più formarsi l'onda fluviale come quella che nel 1992 alluvionò la città. Un progetto portato avanti per anni dall’ex commissario delegato governativo Adriano Goio e che, in sintesi, prevede che gli argini siano abbassati affinché i terreni circostanti possano contenere grandi quantità di acqua in caso di alluvione. «Un’opera indispensabile per la salvaguardia di cose e persone», disse il governatore Luciano D'Alfonso il 4 novembre scorso quando la presentò.
Da allora è scattato il conto alla rovescia. Che adesso è giunto alla fine. Il 24 marzo scade il termine della procedura di esproprio delle aree “alluvionabili” entro il quale potevano essere presentate le osservazioni. Ed entro il 28 tocca alla procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale). Troppo presto per i proprietari di quei terreni. Che nel frattempo si sono riuniti in Comitati, si sono incontrati più volte e hanno pensato di incaricare un legale per cercare di recuperare il tempo perduto e di fare "muro" al progetto con un ricorso al Tar.
«Siamo venuti a conoscenza della procedura quasi per caso malgrado fossimo i primi interessati», ammettono riferendosi alle comunicazioni inoltrate dalla Regione direttamente ai Comuni, perché per legge, quando le parti interessate sono più di 50, bisogna fare così. E non importa se loro sono 170 e di quattro comuni diversi (Cepagatti, Rosciano, Manoppello e Chieti): «Chiediamo alla Regione un incontro e di valutare la possibilità di fare un passo indietro».
Il tempo però stringe anche per la Regione che, di contro, quei 54milioni e 800mila euro li ha già prenotati all'Unione Europea per cui se vuole portarli a casa deve rispettare una rigorosa quanto puntuale rendicontazione. L'alternativa sarebbe perderli. E aspettare un'altra occasione nel caso in cui dovesse trovare spazio il piano B portato avanti dagli imprenditori agricoli.
GABBIE E VASCHE. Più si scava e più metri quadrati sono disponibili, più l’acqua rimane “bloccata” a monte evitando le piene a valle. Il progetto stravolge le sponde del Pescara, nel tratto che da Chieti arriva a Cepagatti, prima di Santa Teresa di Spoltore e quindi della città. L'obiettivo è contenere l'eventuale onda che crescerebbe mano a mano verso valle. Una "piena" valutata dai 300 ai 1.200 metri cubi al secondo, e che durerebbe 24-48 ore, contro una portata normale di circa 46 metri cubi al secondo. Per fare questo occorre però "sacrificare" circa 40 ettari di terreno, i quali saranno disboscati.
In sostanza è prevista la realizzazione di argini artificiali alti 7 metri con l'aggiunta di materiale inerte e la realizzazione di "gabbie" in ferro (riempite di sassi) dove l'alveo si restringe e il fiume acquista maggiore velocità. Ma non basta. La eventuale piena deve trovare sfogo e dove se non nei campi coltivati che fanno da cornice all'alveo? Ecco che qui entrano in ballo gli interessi dei proprietari perché il progetto prevede la realizzazione di quelle che vengono chiamate "vasche di espansione" nei terreni circostanti.
Cinque “vasche” in tutto (2 a Cepagatti, , una a Rosciano, Chieti e Manoppello) in grado di ricevere 6milioni 255mila metri cubi d’acqua in 11 ore. Il fiume invaderebbe le coltivazioni di ortaggi e cereali .
In questo modo la città sarebbe "salva", i terreni limitrofi dei quattro Comuni no: sono sacrificabili.
«Nel progetto c'è una cosa che continua a darci fastidio», affermano i proprietari dei terreni scavando nel loro dissenso, «non capiamo perché ai Comuni, che sono stati bravi e corretti a lasciare sgombri quei terreni, la Regione chiede sacrifici per salvare le aree di quei Comuni, come Spoltore e San Giovanni Teatino, che hanno invece permesso che sulle loro aree fluviali fossero costruite intere palazzine. Questo non è giusto». C'è tuttavia un altro aspetto che non va giù. Si tratta del valore attribuito ai terreni da espropriare, ritenuto irrisorio e fuori da ogni logica di mercato. «Parliamo di appena 12-18mila euro ad ettaro», spiegano i proprietari arrabbiati. A questi soldi andrebbe aggiunta "una tantum" di 50-60 centesimi al metroquadro, cioé 5/6mila euro ad ettaro, ritenuta ancora più offensiva perché introdotta da una legge regionale che per la prima volta parla di "servitù di allagamento" e che quindi non verrebbe indennizzata. «E’ una limitazione alla proprietà», ribattono.
LE POSIZIONI. I giorni scorrono. I sindaci di Cepagatti e Rosciano, Sirena Rapattoni e Alberto Secamiglio, si sono fatti sentire. L'ex assessore all'Ambiente e oggi sottosegretario alla giunta regionale Mario Mazzocca (Sel) ha preso posizione a favore dei Comuni, ma non contro il progetto: «Ritengo sia profondamente iniquo che i Comuni che, al contrario di altri, hanno saputo preservare negli anni la naturalità delle aree golenali e delle relative aree adiacenti del fiume Pescara, possano subire oggi una ulteriore forma di penalizzazione contro le casse di espansione». Alzare i prezzi? D’Alfonso disse che non era possibile spendere di più perché altrimenti i soldi non sarebbero bastati per pagare progetto e lavori. Il consigliere e capogruppo Fi Lorenzo Sospiri ha annunciato una mozione in consiglio regionale.
IL PIANO B. In appoggio agli imprenditori agricoli era già intervenuta la Coldiretti che si era fatta promotrice del piano alternativo sul Pescara. Un piano che, in particolare, prevede la presenza degli alberi sulle sponde, non di toglierlie
Il progetto contempla sempre la risagomatura a due livelli dell'alveo fluviale, con la presenza di fasce boscate di trenta metri ciascuna, a destra e sinistra del fiume, che smorzerebbero l’energia del fiume. Verrebbe altresì depositato materiale inerte sulla pertinenza demaniale senza invadere le aree produttive e in modo che possano essere avviati anche processi di fitodepurazione. Inoltre viene indicata la possibilità di aumentare l'invaso della centrale Enel di Alanno, fino a 2milioni di metri cubi in più: qui l'acqua verrebbe fatta accumulare e poi rilasciata con modalità controllata.
Intanto però la data del 24 si avvicina.
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