Petrolio, le aziende licenziano

4 Marzo 2016

Protesta dei lavoratori domenica a Pescara. E Greenpeace rilancia: trivelle fuorilegge

PESCARA. Quasi 200 posti di lavoro, per i quali sono state aperte le procedure di mobilità, sono a rischio in tutto l'Abruzzo, nel settore petrolifero e dell'energia. I lavoratori del comparto, preoccupati per l'evolversi della situazione, hanno annunciato per domenica, alle ore 11 in piazza Salotto a Pescara, un sit-in di protesta: il duplice obiettivo è chiedere alla Regione e al Governo l'apertura dello stato di crisi e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle difficoltà del settore.

«A rischiare il licenziamento, nell'immediato, sono 101 dipendenti della Becker, 48 dell'Halliburton e 37 della Weatherford», spiega Ernesto Marcheggiani, fra gli organizzatori della manifestazione in qualità di rappresentante sindacale all'Halliburton di Ortona, «ma molti altri posti di lavoro rischiano di essere persi, sia nelle aziende maggiori che nelle piccole realtà dell'indotto». Ad incidere sulla crisi del comparto sono diversi fattori: «Innanzitutto il drastico calo del prezzo del petrolio al barile, poi i notevoli disinvestimenti dell'Eni in Italia e infine anche la campagna referendaria anti-trivelle, che in diversi casi ha finito per mettere in fuga gli investitori stranieri».

Il settore, a livello regionale, offre impiego a 3mila addetti, senza contare l'indotto. «Contro di noi, in occasione della battaglia contro Ombrina, è stata condotta una campagna dura e sono state dette cose inesatte. Intendiamo informare correttamente i cittadini e ricordare a tutti che forniamo un contributo importante alla ricchezza regionale».

Proprio ieri Greenpeace ha rilanciato l’allarme inquinamento marino dovuto agli impòianti petroliferi. L’associazione ambientalista ha pubblicato il rapporto “Trivelle fuorilegge” in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta impianti. Secondo questi dati, sostanze chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono in prossimità delle piattaforme offshore presenti in Adriatico, spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge.