Petrolio, raccolto l’appello dei lavoratori “a rischio”

In 500 al sit-in di Pescara per chiedere l’apertura dello stato di crisi del settore Mercoledì l’incontro con Lolli. Un imprenditore: la colpa è del prezzo basso dell’oil
PESCARA. Il vice presidente della Regione con delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, ha convocato per mercoledì i rappresentanti sindacali di categoria per discutere della crisi che sta colpendo il comparto del petrolio e dell'energia in tutto l'Abruzzo. L’annuncio è arrivato nel corso del sit-in a quale hanno partecipato in 500 circa ieri a Pescara, in piazza della Rinascita, per chiedere l'apertura dello stato di crisi del settore.
In Abruzzo, sui circa tremila addetti del settore (escluso l’indotto), sono state aperte circa 200 procedure di mobilità. Davanti ai rappresentanti di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil i manifestanti hanno esposto cartelloni e foto per mostrare come le pessime condizioni delle acque, in Abruzzo, non siano legate all'estrazione di gas e petrolio.
Presenti molti dipendenti delle aziende colpite dalla crisi, causata principalmente dal crollo del prezzo del petrolio al barile: rischiano il licenziamento 101 dipendenti di BakerHughes, 48 di Halliburton e 37 di Weatherford.
Fra i manifestanti anche imprenditori e lavoratori dell'indotto. «Si soffre tanto», spiega Dario Casciaro, socio della Wellynx, azienda con cinque dipendenti attiva nel settore della sicurezza, «il prezzo del petrolio ha generato la paralisi». Paolo Orsini, titolare della Sivam, impegnata nella produzione di attrezzature per il settore oil and gas, rimarca: «Nel 1995 il 100 per cento dei nostri macchinari erano destinati all'Italia, oggi il 98 per cento finisce all'estero e a livello nazionale solo in Val d'Agri».

