Piano d’Orta, accuse contro la Provincia

Arsenico sotto le case e omessa bonifica, Marcozzi (M5s) e De Sanctis ribattono al presidente Di Marco: «Si è mosso tardi»
BOLOGNANO. «La Provincia di Pescara ha agito in modo tempestivo». Questa frase del presidente Antonio Di Marco scatena le reazioni dei 5 Stelle e degli ambientalisti sul caso Piano d’Orta, la bomba ecologica scoperta nel 2007 sotto la ex Montecatini. Centomila metri cubi di arsenico, piombo e zinco, ancora sepolti, dopo dieci anni, in quel terreno che ha una contaminazione record. Di Marco ha però dichiarato che l’ente si è mosso tempestivamente, nel 2015, diffidando la Edison spa a caratterizzare e a mettere in sicurezza il terreno. «Leggo con non poco sgomento e sorpresa le dichiarazioni di Di Marco», commenta la consigliera M5s, Sara Marcozzi. «Su Piano d'Orta la Provincia ha perso un'occasione per tacere», dice l’ambientalista, Augusto De Sanctis.
DIECI ANNI. Per il M5s i documenti ufficiali testimoniano invece che, a distanza di 10 anni, non si è nemmeno proceduti alle opere di messa in sicurezza. La Marcozzi ricorda l’esposto, curato dall’avvocato Isidoro Malandra e inviato dai pentastellati il 28 luglio scorso alla Corte dei conti e alla procura di Pescara, che ha aperto un’inchiesta per omessa bonifica. «Come accaduto per Bussi, gli Enti preposti al controllo arrivano tardi», si legge nell’atto di denuncia. «Solo il 22 maggio 2015, a distanza di 8 anni dalla scoperta, arriva la diffida alla bonifica della Provincia al soggetto responsabile dell’inquinamento, Edison spa. Appaiono quindi ritardi, e non interventi tempestivi», commenta oggi la Marcozzi, «che pesano come un macigno».
SPESE IN GIALLO. La Edison spa, dopo 10 anni, sta realizzando il piano di caratterizzazione del terreno. Dovrà peraltro completarlo entro il 15 di ottobre. «Ma resta il dubbio su chi pagherà le spese già sostenute dal Comune di Bolognano per la redazione del piano, con il probabile rischio che le ingenti somme anticipate dalle pubbliche amministrazioni non possano essere richieste al privato», sottolineano i 5 Stelle che affrontano, sempre nell’esposto, anche il giallo delle aree extra Sin, cioè esterne ai terreni sequestrati nel 2007.
Aree su cui negli anni successivi sono sorte case e negozi. E forse anche la caserma della polstrada. «Nel resoconto della Conferenza dei servizi del febbraio 2015, il Comune di Bolognano deposita un “rapporto dei risultati di analisi di rischio relativi alle aree esterne del Sin (sito di interesse nazionale). Queste aree potrebbero essere immacolate o contaminate. Ma del rapporto non conosciamo il contenuto», denunciano i 5 Stelle.
NULLO DI TEMPESTIVO, ripete Marcozzi. «Se la Provincia ritiene "intervento tempestivo" impiegare otto anni per l'invio di una diffida», conclude, «non oso immaginare quanto tempo riterrà congruo per la bonifica». Anche se a riguardo Di Marco ha dichiarato che non è detto che la bonifica si dovrà fare, innescando così altre polemiche sia da parte dei 5 Stelle che di De Sanctis, d’accordo nel ribattere che non compete alla Provincia la scelta della bonifica.
I CONTI TORNANO. Il responsabile del Forum H2O e della Stazione ornitologica abruzzese dice che i conti sono presto fatti: «Il sequestro dell'area è del 2007. Il sito nazionale di bonifica è stato individuato e perimetrato nel 2008 con un decreto del Ministro dell'Ambiente. Le competenze alle Province per l'individuazione del responsabile della contaminazione sono fissate dalla legge 152/2006. Quindi, a voler essere cattivi, la Provincia si sarebbe dovuta attivare nel 2007. E a voler essere buoni nel 2008».
BACCHETTATA. Infine rispunta anche una sentenza del Tar: «Il presidente Di Marco sorvola sul fatto che nel 2015 la sua amministrazione ha pure perso un ricorso (contro la società proprietaria del terreno, ndr) al Tar di Pescara», dice De Sanctis, «m a basta leggere quella sentenza per rendersi conto se la Provincia può rivendicare o no la sua tempestività». Ecco che cosa scrivono i giudici: «Sembra evidente al Collegio che l’istruttoria svolta dall’ente per la ricerca del responsabile dell’inquinamento sia stata carente».

