Più decessi nel 2015. Le cause? Mistero

In Abruzzo 906 morti in più già nei primi otto mesi dell’anno, in Italia 46mila. Mascitelli (Asr): dati ancora poco significativi
PESCARA. C’è un rompicapo che sta tormentando in queste settimane medici, epidemiologi, demografi, statistici: nel 2015 in Italia si sono registrati più morti. Molti di più. E l’Abruzzo non ha fatto eccezione. Nei primi otto mesi del 2015 i morti registrati nella nostra regione sono stati 906 in più rispetto allo stesso periodo del 2014 (10.481 contro 9.575). Un’impennata del 9,46%. I decessi interessano soprattutto la popolazione femminile con 629 casi in più contro i 277 casi in più della popolazione maschile, un dato che fa pensare a un incremento di mortalità soprattutto nella popolazione anziana, anche se picchi del genere non sono riconducibili solo all’invecchiamento della popolazione.
Nello stesso periodo in Italia si sono registrati 46mila morti in più (445mila contro 399mila), con un incremento dell’11,3%. I dati sono stati diffusi dall’Istat nel consueto bilancio demografico mensile.
Perché questa impennata? Al momento non ci sono spiegazioni convincenti, anche perché mancano due dati fondamentali: le classi di età dei morti e le cause. Va inoltre aggiunto che un fenomeno simile è stato registrato in altri paesi europei: Francia, Spagna, Inghilterra, Galles. Sta di fatto che l’incremento registrato lo scorso anno è pari solo a quelli dei periodi bellici, nel 1943 e negli anni tra il 1915 e il 1918, come nota il demografo Gian Carlo Biangiardo sul sito Neodemos. Al momento gli indiziati maggiori sono il freddo e il caldo, perché le impennate più sensibili sono state registrate soprattutto nei primi tre mesi dell’anno e in luglio. Si sa per esempio che lo scorso anno in Italia e in particolare in Abruzzo c’è stato un forte calo della vaccinazione antinfluenzale, anche in seguito al falso allarme sul “vaccino killer” (solo il 38% della popolazione sensibile si è vaccinata), un calo che può aver provocato qualche decesso in più, ma certo non in misura così rilevante.
Negli uffici dell’Agenzia sanitaria regionale c’è molto scetticismo sull’allarme lanciato dai demografi. Il direttotre dell’Agenzia Alfonso Mascitelli invita a evitare conclusioni affrettate: «I dati allo stato attuale non sono attendibili perché ancora provvisori e perché per un’analisi scientifica realistica mancano le cause di morte che nei dati Istat arrivano solo due dopo l’anno di riferimento. Quindi pensiamo che, come già si è verificato in altri anni, nel momento in cui avremo il dato completo questi numeri possano rivelarsi erronei. Ricordo che nel 2012 ci su un allarme analogo poi rientrato. Per questo anche l’Agenas non ha studi in corso. Per quanto riguarda la realtà abruzzese», aggiunge Mascitelli, «nell'ambito del progetto del registro regionale dei tumori stiamo mettendo a punto il processo di trasmissione informatizzata delle schede relative alle morti dei cittadini residenti in Abruzzo e nei prossimi mesi saremo in grado autonomamente di verificare eventuali percentuali di scostamento dalle medie degli anni scorsi». Un dato comunque preoccupante resta e non può essere negato: il costante bilancio negativo tra nati e morti. L’Abruzzo perde costantemente popolazione nonostante la presenza di immigrati. Nel 2014 i morti sono stati 3.808 in più dei nati. Nei primi otto mesi del 2015 sono stati 3812 e dunque il bilancio a fine anno sarà ancora più pesante. Un’emergenza per l’Abruzzo e per l’Italia, dove nel 2015 per la prima volta i nati scenderanno sotto le 500 mila unità.
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