Pomodori, fragole e amore Nasce l’orto terapeutico

Prima esperienza in Italia realizzata nell’hospice “Alba Chiara” di Lanciano Carinci: «La coltivazione di piante e ortaggi ha un effetto positivo sui pazienti»
LANCIANO. Un atto di amore, un inno alla vita. Un momento di evasione, di condivisione, ma anche di cura. E’ tutto questo “l’orto d’amore”, l’orto in terra piena a scopo terapeutico di circa 500 metri quadrati realizzato all’interno dell’hospice “Alba Chiara” di Lanciano. Un progetto, che è già realtà come dimostrano i pomodori, i piccoli cocomeri, le fragole che fanno capolino dalla terra, che non ha precedenti in Italia, e che pone l’hospice frentano all’avanguardia nel campo delle cure palliative. Hospice che, come precisato dal responsabile della struttura, Pier Paolo Carinci, grazie a questo progetto e ad altri vuole aprirsi al territorio, essere percepito come un luogo partecipato, liberato dal peso di essere visto come luogo di dolore e di morte.
L’orto, con tutte le sue piante anche officinali, è un ulteriore tassello di questo percorso di apertura verso l’esterno. «L’idea dell’orto è nata quasi per caso» racconta Carinci «da alcuni pazienti che, affacciati dalle finestre delle proprie stanze, vedevano questa terra vuota, tappezzata qua e là da erbe aromatiche che crescevano spontanee e hanno chiesto se potevano prendersene cura. A questo input abbiamo poggiato anche studi scientifici che affermano che occuparsi della coltivazione di piante e ortaggi, la raccolta dei prodotti della natura, anche il solo osservarne la crescita, hanno una valenza psicologica positiva e terapeutica in diverse tipologie di pazienti e abbiamo avviato il progetto».
Attualmente un progetto di ortoterapia che preveda la coltura su terreno di piante non esiste nel panorama delle reti di cure palliative italiane. Un progetto unico, che è diventato realtà grazie alla collaborazione dell’agronomo Marina Paolucci, delle associazioni di volontariato che operano nell’hospice oltre che degli operatori della struttura. «Realizzare un orto è relativamente semplice prendersene cura, come accade con le persone, invece è assai difficile» sottolinea l’agronomo Paolucci «ma, curato assieme ai pazienti, ai loro familiari e ai volontari sarà senza dubbio piacevole e meno faticoso». Tecnicamente l’orto è organizzato “a camere”, consociando piante che amano stare vicine, e che, assieme, sono più resistenti all’aggressione di malattie e parassiti. E’ il caso ad esempio dei fagioli posti accanto alle patate o delle cipolle vicino ai peperoni. Nelle camere più grandi vengono coltivati pomodori, patate, melanzane, legumi, mentre le piante officinali sono separate. Ci sono anche cocomeri, fragole, peperoncini, e tutte le piante aromatiche. «L’idea è quella di realizzare anche un frutteto perchè di terreno ce n’è abbastanza e anche di acqua visto che c’è un pozzo», dice l’agronomo. Chi cura l’orto? I volontari dell’hospice, di San Filippo Neri ma anche i pazienti, supportati dal personale, oltre che dai loro familiari. «E’ un’esperienza nuova, che sarà recepita con sicuro interesse anche dalla comunità scientifica» aggiunge Carinci «che potrà verificare gli effetti benefici sul paziente a livello fisico, sulla sua memoria -che viene esercitata al ricordo dei tipi di piante, alla loro ciclicità e stagionalità- oltre che a livello emotivo». «La nostra idea di sanità si basa molto sul territorio» chiude l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci «e l’hospice Alba Chiara è un esempio straordinario di sanità del territorio che esprime qualità ad altissimo livello, un’ eccellenza. Ed è per questo che i nuovi progetti che qui saranno sviluppati troveranno sostegno, anche economico, nella Regione».
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