Processo al via per i 29 morti di Rigopiano

Pescara: 25 gli imputati riconducibili all’hotel, al Comune di Farindola, alla Regione, alla Provincia e alla Prefettura di Pescara
PESCARA. Questa mattina alle 9, davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianluca Sarandrea, si apre uno dei capitoli più dolorosi degli ultimi anni, umanamente parlando, ma anche uno dei più importanti e delicati dal punto di vista processuale.
Comincia il cammino della verità per arrivare a individuare i presunti responsabili del disastro di Rigopiano: la tragedia che provocò la morte di 29 persone incolpevoli, che il 18 gennaio del 2017 ebbero soltanto la sfortuna di trovarsi bloccate in quel resort di lusso che venne spazzato via da una valanga di grosse proporzioni.
Oggi si dovrebbe iniziare questo difficile cammino processuale. Il condizionale è d’obbligo perché quando si parla di procedimenti così complessi e ricchi di imputati e di parti offese, è sempre difficile non incappare in qualche omessa notifica che farebbe saltare l’udienza, che andrebbe inevitabilmente a finire al prossimo autunno. La procura di Pescara ha fatto un grosso lavoro per arrivare a individuare nei 25 indagati di oggi i soggetti che potrebbero avere avuto delle responsabilità in questa immane disgrazia che, secondo molti, poteva essere evitata. In effetti gli indagati che dovranno affrontare l’udienza sono 24 ma, a questi, i magistrati hanno affiancato anche la società Gran Sasso Resort proprietaria dell’hotel, come persona giuridica. Si diceva del difficile cammino che ha avuto questo procedimento, che da quel 18 gennaio 2017 ha avuto sempre gli occhi puntati di una attenta opinione pubblica e dei media che non hanno mai abbassato la guardia su questa vicenda giudiziaria.
QUATTRO ENTI SOTT’ACCUSA. Oggi sul banco degli imputati si ritrovano ben quattro Enti: la Regione Abruzzo, la Provincia di Pescara, il Comune di Farindola, lo stesso hotel e soprattutto la Prefettura di Pescara. Parliamo di chi avrebbe dovuto coordinare tutta la macchina dei soccorsi e che invece ha fornito un’immagine desolante. Incapacità professionali di molti, superficialità in precise circostanze, mancanza di visione per un problema che andava invece affrontato con lucidità e precisione chirurgica sotto diversi aspetti. Ed è proprio la Prefettura che in questa terribile vicenda ha un doppio ruolo: è presente in questo procedimento madre, ma è protagonista anche di un altro procedimento (del quale si discuterà il prossimo 17 ottobre) in cui le accuse che riguardano i vertici della Prefettura (gli indagati sono sette) sono quelle di frode processuale e depistaggio.
FUORI I VERTICI REGIONALI. La procura, dopo un lunghissimo e complesso lavoro coordinato dal procuratore Massimiliano Serpi e dal pm Andrea Papalia, e portato avanti anche grazie alla professionalità degli uomini dei carabinieri forestali del comandante Annamaria Angelozzi (e con lei della squadra facevano parte il maresciallo Carmen Marinacci e l’appuntato scelto Michele Brunozzi) ha dunque individuato, per ciascun Ente, una serie di indagati, facendo un doveroso e necessario taglio rispetto ai 40 indagati originari, avanzando una richiesta di archiviazione, in particolare per i vertici politici che è in fase di discussione davanti a un altro giudice.
TRE FILONI D’INDAGINE. Gli argomenti su cui gli inquirenti hanno incentrato questa indagine sono principalmente tre: la mancata realizzazione della carta valanghe; lo sgombero delle strade di accesso all’hotel e il tardivo allestimento del centro coordinamento soccorsi.
REATI E INDAGATI. I reati ipotizzati vanno dal disastro colposo all’omicidio plurimo colposo, alle lesioni plurime colpose, dall’abuso d’ufficio al falso ideologico. Fra i principali imputati c'è il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, con gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio Di Vico, il tecnico Enrico Colangeli e Luciano Sbaraglia; l’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco con il dirigente Paolo D’Incecco, Mauro Di Blasio, il comandante Giulio Honorati e il tecnico Tino Chiappino; i regionali Carlo Visca, Vincenzo Antenucci, Antonio Sorgi, Pierluigi Caputi, Emidio Primavera, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio. E poi il fronte prefettizio con l’ex prefetto Francesco Provolo, il suo vice Leonardo Bianco, la dirigente Ida De Cesaris; Bruno Di Tommaso, gestore dell'hotel; e per finire i due tecnici Giuseppe Gatto e Andrea Marrone. Se tutte le notifiche dovessero essere regolari, oggi si dovrebbe passare alla complessa costituzione delle parti civili con annessa discussione sulle opposizioni del nutrito collegio difensivo. Poi, lo scontato rinvio ad altra udienza.
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