Province, venerdì sit-in e proteste

17 Dicembre 2014

Di Marco a Roma: azioni concrete a tutela dei dipendenti

PESCARA. Ieri sit-in dei lavoratori delle Province davanti al Senato contro l'emendamento del Governo che «oltre a causare 20 mila esuberi», di cui 725 in Abruzzo, «non affronta il nodo del riordino istituzionale, colpevolmente lasciato al suo destino dal Governo Renzi». Così in sindacati nazionali che annunciano per venerdì 19 l’occupazione di tutte le sedi provinciali con sit-in davanti alle Regioni «affinchè difendano i servizi ai cittadini».

Ieri era a Roma il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, unico rappresentante delle Province d'Abruzzo, per il direttivo dell'Anci convocato per studiare una modifica del maxiemendamento del governo. «Ad oggi è indubbio», ha detto Di Marco, «che se c'era un ente da accorpare e ridimensionare questo doveva essere la Regione e non certo le Province, che negli anni hanno svolto, e potrebbero continuare a volgere, se la riforma non ce lo impedisse, un ruolo fondamentale per la vita delle istituzioni italiane. Il dramma del bilancio del nostro Paese non è certo Palazzo dei Marmi, o i suoi affini», ha aggiunto De Marco, «e al tavolo ho ribadito la mia forte e netta contrarietà alla campagna che si è fatta in questi anni contro gli sprechi dell'ente. I veri sprechi, infatti, sono altrove. Per quanto riguarda, poi, il personale della struttura che rappresento, voglio dire ai dipendenti che farò di tutto per tutelarli e che sto già studiando ed elaborando con i tecnici approfondimenti per non intervenire sull'organico». Di Marco si riferisce ai 750 esuberi previsti per le Province Abruzzesi. « Dietro ognuna di quelle persone», spiega, «oltre a professionalità certificate e competenze, ci sono famiglie che vivono, molto spesso, di quell'unico stipendio. So che anche gli altri presidenti stanno portando avanti la mia stessa battaglia, per rispondere con azioni concrete alle modifiche previste dalla legge Delrio, che oggi ho saputo, comunque, non essere applicabili prima dei prossimi due anni. Abbiamo tempo per lavorarci».