«Questa fusione si farà ma indebolirà le imprese»

11 Febbraio 2016

Il presidente di Unioncamere Abruzzo e dell’Aquila si adegua senza entusiasmo «Salterà l’intera rete di sussidiarietà e solidarietà per tagli irrisori e demagogici»

L’AQUILA. Nelle pieghe della riforma delle Camere di commercio, attuata dal Governo, si celano tagli ai contributi, riduzioni delle entrate e accorpamenti. In nome di un riequilibrio dei costi che rischia di destabilizzare l'intero sistema. In Abruzzo come altrove. E a pagarne le spese saranno le imprese e il territorio.

Meno risorse significa meno promozione e sostegno al credito. Una mannaia che colpisce anche il personale: 32 i dipendenti dei tre Centri di ricerca e delle due aziende speciali camerali che rischiano il posto.

Il passaggio è delicatissimo, come spiega Lorenzo Santilli, presidente di Unioncamere Abruzzo e della Camera di commercio dell'Aquila.

Presidente, quali cambiamenti porta con sé il vento della Riforma del sistema camerale?

«Va chiarito, innanzitutto, che non si tratta di un'autoriforma delle Camere di commercio, ma della necessità di individuare un percorso che consenta la sopravvivenza del sistema camerale, senza tuttavia tener conto delle specificità, della valorizzazione dei singoli territori e del sostegno alle imprese.

Il Governo, in fase iniziale, aveva maturato la decisione di chiudere le Camere di commercio italiane tanto che, come primo atto, ha tagliato le entrate, destabilizzando un meccanismo collaudato e produttivo e, successivamente, ha chiesto di attuare una riforma che attraverso gli accorpamenti riequilibrasse i costi con le poche risorse rimanenti».

In soldoni, a quanto ammonta il risparmio effettivo?

«I tagli che riguardano il diritto camerale, sono stati del 35 per cento nel 2015, del 40 % nel 2016 e del 50% nel 2017. Va ricordato che le Camere di commercio non gravano, come costi, sul bilancio dello Stato, ma vivono del diritto camerale che pagano le imprese. Il 60 per cento delle aziende italiane, e di riflesso abruzzesi, paga un diritto camerale di 96 euro l'anno. Laddove si applica un tariffario in funzione del fatturato – il 93% dei casi – l'importo annuo medio non supera i 280 euro. Quelle che pagano diritti maggiori sono le 218 grandi imprese italiane. A conti fatti si evince che i tagli, quest'anno, produrranno un risparmio di 4,2 euro mensili per ogni impresa. A regime, il risparmio sarà di appena 5,25 euro al mese. Una cifra irrisoria. Lo scorso anno le imprese hanno risparmiato 44 euro, nel 2016 arriveranno a 50 euro e nel 2017 a 63 euro».

Di contro, c'è l'altra faccia della medaglia.

«In conseguenza di questi tagli irrisori e demagogici, le imprese non potranno più usufruire degli aiuti che le Camere di commercio mettono in campo, né della promozione del territorio.

Salterà l'intera rete di solidarietà e sussidiarietà su cui si è sempre basato il sistema camerale. Assisteremo ad un indebolimento delle imprese e alla diminuzione della competitività».

E in Abruzzo che cosa succederà?

«Il progetto di riforma abruzzese prevede la formazione di due sole Camere di commercio, Chieti-Pescara e L'Aquila-Teramo, oltre a una riduzione del numero dei tre Centro di ricerca (Cresa, Centro interni e Centro esteri) e alla formazione di una sola Azienda speciale. Ad oggi, la fusione tra Chieti e Pescara è già avvenuta, mentre è in corso una serie di incontri per definire l'accorpamento tra L'Aquila e Teramo».

Un passaggio, quest'ultimo, che sta incontrando maggiori resistenze. Ci spieghi lei i motivi.

«La Camera di commercio dell'Aquila e quella di Teramo si sono trovate di fronte al rinnovo della governance, consigli camerali e presidenti, entrambi in scadenza. Per L'Aquila la partita dovrebbe chiudersi a breve, con il completamento del percorso per il rinnovo degli organismi camerali. Questo ha portato ad un ritardo funzionale nella fusione».

Passiamo ai posti di lavoro. Il personale delle Camere di commercio ha indetto lo stato di agitazione. Quali rischi corrono i dipendenti?

«Al momento nessuno, né di spostamento in altre sedi, né di licenziamento. La volontà dei presidenti e dei consigli camerali, in Abruzzo, è di non ricorrere alla riduzione di personale, a meno che non interverranno norme legislative che imporranno tale misura. Ben più complesso è il discorso dei Centri e delle aziende speciali, che possono rientrare nella normativa più generale delle partecipate».

E questo in pratica che cosa vuol dire?

«Per i 32 dipendenti dei tre Centri di ricerca e delle due Aziende la situazione è più delicata. Stiamo mettendo in piedi dei correttivi, attraverso le fusioni, nell'intento di salvaguardare l'occupazione».

Presidente Santilli, lei come giudica complessivamente la riforma camerale?

«Immotivata, priva di conoscenza del sistema delle Camere di commercio, delle sue qualità e specificità. Un atto demagogico che si traduce in risparmi irrisori a fronte della perdita di importanti servizi».

In particolare, quali saranno le ricadute sulle imprese abruzzesi e sull'intero territorio?

«Le Camere di commercio non saranno più in grado di versare i contributi per il sostegno al credito. Verrà scemando l'attività di promozione dei territori e scomparirà la possibilità di sostenere le certificazioni dei marchi di qualità e delle tipicità locali. Il sistema camerale dovrà così reinventarsi per sostenere le aziende abruzzesi, in un momento di piena crisi».(cr.re.)

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