PESCARA
Marco Marsilio vuole l’allargamento della giunta per convincere il centrodestra ad appoggiare la riforma elettorale del collegio unico. Ma chi pagherà il conto, visto che il bilancio deve rimanere invariato? A rischiare in primo luogo è il personale della politica: sono 133mila gli euro di tagli previsti a questa voce. Passa anche da qui la forbice in mano alla Regione, che deve trovare i 440mila euro necessari a portare il numero di assessori da sei a nove. Senza spendere un centesimo in più. Come ha raccontato il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri al Centro, sulle spese per i collaboratori verrà richiesto un sacrificio di 4.300 euro, per consigliere, su un budget annuale di 59mila l’uno (sono 30). In totale circa 133mila euro. Sono tagli che incidono sulle spese sostenute per coprire l’intero costo aziendale di un dipendente, diviso tra retribuzione lorda, contributi previdenziali, assistenziali, accantonamenti Tfr. Il rischio è che all’aumento dei membri di giunta possa conseguire quantomeno una riduzione di stipendio degli uomini e delle donne che lavorano dietro le quinte della politica. E comunque coprirebbe poco più di un terzo del quasi mezzo milione di euro che serve a creare una giunta «più forte e più presente dove conta», come ripete da tempo a questa parte il centrodestra. Gli altri 300mila euro, ha assicurato Sospiri, verranno garantiti dai tagli alle indennità di carica e, soprattutto, a quelle di funzione. Dunque, saranno a carico sopratutto della maggioranza di governo.
PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE IN EDICOLA
Fatti i calcoli su carta, bisogna raggiungere l’obiettivo sul campo. E per tagliare il traguardo della maxigiunta serve la riforma elettorale. Fin dall’inizio del suo secondo e ultimo mandato, Marsilio si è fissato l’obiettivo di lasciare in eredità all’Abruzzo il collegio unico regionale al posto delle attuali quattro circoscrizioni elettorali provinciali. Un modo per legare la rappresentanza dei consiglieri all’intera regione e, soprattutto, abbattere il sistema di voto dei leader e leaderini locali. Quanto meno tiepide le reazioni della politica, in generale, di fronte alla sua proposta.
Dopo mesi di trattative, però, Marsilio sembra essere riuscito a compattare la maggioranza, inizialmente poco convinta del collegio unico, garantendo in cambio le tre poltrone nuove di zecca di Palazzo Silone. Tutte le caselle sono state sistemate? Non proprio. C’è un attore che potrebbe avere la carta vincente di questa partita: l’opposizione. Che non è entusiasta della riforma, ma chiede di non essere esclusa dal processo decisionale. Il centrodestra ascolta, ma non ne avrebbe bisogno: per approvare la legge elettorale basta la maggioranza semplice. Allora il dialogo e il compromesso sono solo forme di rispetto istituzionale o addirittura, come ha detto Sospiri, «un atto di nobiltà politica»? Marsilio ha fatto i suoi calcoli: sa che rischia di pagare lo scotto di un eventuale strappo col centrosinistra non tanto sulla riforma elettorale, ma sull’allargamento della giunta. Per fare il maxirimpasto, infatti, bisogna modificare lo statuto. La procedura è particolare: due votazioni a due mesi di distanza, con approvazione a maggioranza assoluta dei membri (e non dei presenti), e la possibilità espressamente prevista di indire il referendum confermativo. Uno scoglio difficilmente sormontabile per la maggioranza: come ha dimostrato la consultazione sul taglio dei parlamentari del 2020, quando ai cittadini viene data la possibilità di decidere non sul chi, ma su quanti devono essere i loro rappresentanti, scelgono a ribasso. Insomma, il centrodestra non ha alcuna intenzione di rischiare una mazzata, oltretutto in concomitanza con le Politiche del 2027 (la consultazione slitterebbe a quella data, anche perché eviterebbe costi aggiuntivi). Da qui la proposta di una formula che non cancella, ma ridimensiona le circoscrizioni elettorali provinciali in favore del collegio unico regionale, secondo quelle che erano le richieste del centrosinistra. Nell’ultima versione della riforma Marsilio, sui 30 consiglieri dell’Emiciclo 22 sarebbero eletti a livello regionale, mentre 8 dalle singole circoscrizioni (due per provincia).
Nel Patto per l’Abruzzo la parola d’ordine è cautela. La riunione di coalizione fissata per domani deciderà molto del futuro di questa riforma. All’interno le sensibilità sono diverse, gli scenari rimangono aperti a ogni esito. La data X sul futuro della riforma sarà il prossimo martedì, quando alla conferenza dei capigruppo i nodi verranno al pettine. Il capogruppo del Pd Silvio Paolucci ha ventilato la possibilità del voto referendario nel caso in cui la maggioranza prosegua da sola, ma non si è lanciato in una fuga in avanti. Il Movimento 5 Stelle, solitamente il più arrembante, questa volta è più cauto dei dem, anche se sul sistema elettorale preferito non usa giri di parole. «La legge elettorale non è una priorità per l’Abruzzo, ma pur nell’assenza di una reale esigenza, l’opposizione si è seduta al tavolo delle trattative», dice il capogruppo pentastellato Francesco Taglieri. «La nostra disponibilità si è tradotta in proposte orientate all’equilibrio: mantenere una prevalenza del sistema basato sui collegi provinciali, affiancando eventualmente una quota limitata di collegio unico». Il solo collegio unico – come era stato proposto da Marsilio all’inizio – secondo il Movimento soffre di gravi criticità sia sotto il punto di vista della rappresentatività che per i costi delle campagne elettorali che, inoltre, rischiano di penalizzare le aree interne. Dubbi anche sulla scheda che nascerebbe dalla nuova legge: chiede all’elettore di mettere fino a sei segni sullo stesso foglio. Una confusione a cui potrebbe rimediare solo il sistema delle liste bloccate. E quindi delle scelte di palazzo.
Insomma, l’atmosfera che si respira non prelude a un accordo imminente. E se strappo fosse, quali sarebbero le conseguenze della mancata maxigiunta? Potrebbe palesarsi qualche franco tiratore pronto a smontare la riforma elettorale? Il capogruppo di FdI Massimo Verrecchia assicura che il centrodestra porterà a casa il collegio unico a prescindere, perché si tratta «di un’assunzione di responsabilità presa davanti agli elettori» che il centrodestra intende mantenere. E per quanto riguarda l’aumento degli assessori, ricorda che si tratta di una possibilità prevista da una legge nazionale che già l’Umbria, amministrata dal centrosinistra, ha già sfruttato. «Le deleghe sono numerose e complesse», aggiunge, «ampliare la squadra permetterà di seguire con maggiore incisività i dossier più delicati, soprattutto nei tavoli decisionali».