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Regione Abruzzo. Sulla maxi giunta, ora si fa strada l’ipotesi del referendum

6 Maggio 2026

Senza accordo sulla legge elettorale, sarà scontro. Paolucci: «O insieme, o si va al voto»

L’AQUILA

Il nodo che tiene insieme legge elettorale e allargamento della giunta è stretto. Anzi, strettissimo. E non solo perché Marco Marsilio ha subordinato il passaggio da sei a nove assessori all’introduzione del collegio unico elettorale, ma anche perché, se non si trova un accordo, l’opposizione è pronta a chiamare gli abruzzesi al voto. Il capogruppo Pd in consiglio regionale, Silvio Paolucci, non ne fa mistero: «Non siamo preclusi al confronto, ma deve avvenire su tutto», spiega, «per come è stata prospettata, la legge elettorale sembrerebbe piuttosto complessa e confusionaria. Se dovessero procedere a colpi di maggioranza, siamo pronti a considerare lo strumento referendario. Sarebbe un voto a costo zero, perché accorpato alle prossime politiche».

Un’eventualità che rappresenterebbe un doppio problema per il centrodestra: da una parte, si troverebbe di fronte alla necessità di spiegare le ragioni per le quali la giunta necessita di tre nuovi assessori, compito difficile nei tempi dell’antipolitica, seppure in invarianza di bilancio; dall’altra, il voto non arriverebbe prima del 2027, e quindi ben dopo il giro di boa di metà mandato. In altre parole, nella sua battaglia contro i cacicchi del voto territoriale, Marsilio rischia di finire schiacciato tra il martello dell’opposizione e l’incudine della sua maggioranza, con il maxirimpasto in fumo e il probabile effetto a catena sulla legge elettorale.

Per questo fin dall’inizio ha cercato il dialogo con l’opposizione. Troviamo un accordo condiviso sulla riforma, ma non bloccate il rimpasto, è il concetto con cui il governatore si è presentato al tavolo delle trattative. Messaggio, al momento, non pienamente recepito. Martedì prossimo ci sarà una conferenza dei capigruppo che potrebbe essere decisiva in questo senso, ma l’aria che si respira in minoranza non è di quelle positive. Eppure, Marsilio è venuto incontro a diverse richieste dell’opposizione, come nel caso del sistema misto. È partito con l’idea di cancellare le quattro circoscrizioni elettorali, è arrivato con una formula mista in cui il collegio unico affianca – ma non cancella – il vecchio sistema. La proposta attuale prevede che 22 consiglieri su 30 siano eletti dal bacino di voti regionale, mentre i restanti da quello provinciale. Allo stesso modo, anche l’introduzione del secondo turno di ballottaggio nel caso in cui nessun candidato presidente superi il 40% (i modelli sono quelli di Toscana e Sicilia) è un altro ramoscello d’ulivo offerto al Patto per l’Abruzzo. Se non verrà colto, Marsilio potrebbe essere pronto a tornare alla versione iniziale della proposta, senza circoscrizioni elettorali provinciali.

La soluzione potrebbe far contenta la sua stessa maggioranza, mai veramente entusiasta della riforma. Anzi, qualche mese fa cinque consiglieri di centrodestra – i tre Fratelli d’Italia Paolo Gatti, Francesco Prospero e Maria Assunta Rossi, la leghista Carla Mannetti e il civico Gianpaolo Lugini – avevano inviato una lettera al governatore per informarlo del proprio dissenso. Alla fine, però, le ragioni offerte dal governatore hanno avuto la meglio. Troppe le opportunità che si aprirebbero in caso di rimpasto. Anche per le “seconde linee”. La partita della maxi giunta infatti è intrecciata con le prossime politiche, distanti poco più di un anno. Di mezzo c’è sempre una riforma elettorale. In questo caso, quella nazionale. Il caso del presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, è emblematico: l’azzurro è praticamente certo del suo approdo nella squadra di Marsilio (dovrebbe entrare al posto di Roberto Santangelo, destinato a fare il percorso opposto), ma, allo stesso tempo, a settembre 2027 sarà capolista per una delle due Camere con Forza Italia. Se il governo Meloni adottasse il sistema proporzionale, la sua elezione sarebbe molto probabile. Quindi libererebbe un posto che potrebbe essere occupato da un altro forzista, Emiliano Di Matteo, uomo in ascesa del partito.

L’incastro di pedine dentro Forza Italia in parte esula dalle logiche del rimpasto, perché manterrebbe lo status quo invariato: essendo un semplice scambio tra due azzurri, i tre nuovi assessorati rimarrebbero liberi. Dunque nessun equilibrio alterato nella delicata partita del totonomine.

Fratelli d’Italia ha un posto assicurato. Il più quotato ad occuparlo è Nicola Campitelli, consigliere già con la delega all’Urbanistica e ai Rifiuti, anche se sta prendendo sempre più piede la possibilità di un assessore pescarese per i meloniani. In quel caso sarebbero Luca De Renzis e Leonardo D’Addazio ad avere più chance. Almeno una poltrona andrà a Forza Italia, che lamenta di essere sottodimensionata in giunta. Spazio quindi per Daniele D’Amario, attualmente sottosegretario al Turismo, e probabilmente per Marianna Scoccia di Noi Moderati, in bilico tra un posto da assessore e uno da sottosegretario. Della casella lasciata libera dalla vicepresidente del consiglio regionale potrebbe approfittare il Carroccio, finora rimasto fuori dalle logiche di compensazione del centrodestra. Sempre che ci sia bisogno di trovare la quadra.

Stanno già pensando a spartirsi le poltrone, ma rischiano di fare i conti senza l’oste, è il commento malizioso di qualche consigliere del centrosinistra. Un fondo di ragione c’è: senza accordo sulla legge elettorale, il progetto di maxigiunta rischia di saltare. È certo che il governo non si voglia avventurare in un pericoloso referendum su un tema che non affascina gli abruzzesi. Il voto sulla giustizia dello scorso marzo ha insegnato la cautela: si rischia di farsi male da soli. Il progetto più caro a Marsilio, insomma, al momento è nelle mani della minoranza. Martedì il nodo che tiene insieme legge elettorale e rimpasto sarà messo alla prova: se alla conferenza dei capigruppo ci sarà lo strappo, l’intero progetto rischia di saltare. Le conseguenze, imprevedibili.

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