Regione, tre funzionarie indagate per falso e truffa

6 Maggio 2015

L’inchiesta sulla legge per gli interventi a sostegno delle famiglie finita nel mirino della Procura

PESCARA. Proseguono le indagini dei carabinieri nell’inchiesta che riguarda la direzione delle Politiche attive del lavoro e che vede coinvolti, come atto dovuto, tre funzionari dell’ufficio regionale con le ipotesi di reato di truffa e falso. Ma l’inchiesta sta verificando in maniera più ampia come vengono erogati i contributi all’interno dei progetti del Piano di interventi in favore delle famiglie, se sia tutto in regola o se invece ci siano delle sbavature.

Tempo fa i carabinieri erano tornati negli uffici della Regione per acquisire altri atti dopo il primo decreto di sequestro in cui portarono via dagli uffici dei funzionari il materiale utile alle indagini tra cui documenti informatici e cartacei. Contestualmente al sequestro i tre funzionari dell’ufficio di viale Bovio erano stati messi al corrente dell’indagine e indagati: Maria Saula Gambacorta, originaria di Teramo, Adriana Pasquini nata a Castel Del Monte e Romina Ciaffi di Teramo. Le tre donne devono rispondere delle ipotesi di reato di truffa e falso ma il fascicolo è ancora in una fase embrionale.

L’inchiesta è partita da un esposto di una donna di Bussi che nel 2013 ha ricevuto una raccomandata in cui veniva invitata a presentarsi negli uffici della Regione di viale Bovio per un piano famiglia presentato da un’associazione dell’Aquilano di cui figurava come rappresentante legale.Caduta dalle nuvole, la donna si reca alla Regione e spiega di non aver chiesto contributi, di non conoscere quell’associazione e di non esserne la rappresentante legale.

La stessa vicenda che, poco dopo, ha formalizzato nella denuncia ai carabinieri di Pescara. Ma la spia degli investigatori si è accessa in particolare nel momento in cui il documento di identità della donna è risultato uguale a quello trovato all’interno della richiesta dei contributi. Un furto d’identità? Un falso? E’ partita da qui l’inchiesta che, poi, ha portato i carabinieri negli uffici delle Politiche attive del lavoro, Formazione ed istruzione, Politiche sociali presentandosi con un decreto di sequestro della procura e avvertendo, come atto dovuto, i tre funzionari di essere sottoposti alle indagini.

L’inchiesta è partita da quell’esposto ma si sta allargando perché è tesa a verificare se i progetti chiamati Piani di interventi in favore delle famiglie rispettino o no le condizioni di legge, se dietro si possano ipotizzare delle false attestazioni alle proposte di finanziamento oppure se è tutto in regola. Le indagini proseguono e, molto probabilmente, la procura chiederà una proroga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA