Santa Croce, la verità dei lavoratori

I dipendenti dello stabilimento di Canistro (prossimi al licenziamento e senza stipendio da 5 mesi) rispondono a Colella
CANISTRO. «Sconcertante», e a tratti anche «offensiva». Così i lavoratori della Santa Croce di Canistro definiscono la presa di posizione del patron Camillo Colella, proprietario dello stabilimento dove un tempo si imbottigliava l’acqua della sorgente Sponga. Giorni fa Colella ha presentato una denuncia, sostenendo di non sentirsi più al sicuro. A destare timori nell’imprenditore molisano sarebbe il clima che si è creato intorno allo stabilimento, da quando la Regione ha sospeso la concessione per la captazione, con gli operai che presidiano giorno e notte i cancelli. Operai ai quali Colella ha già annunciato le lettere di licenziamento allo scadere del periodo di cassa integrazione. «Si dipinge un’atmosfera tetra, densa di timori, indegna della storia della Santa Croce e dei suoi dipendenti», scrivono i lavoratori in una nota di risposta alle dichiarazioni dell’imprenditore. «Riepiloghiamo: da 5 mesi i lavoratori della Santa Croce sono senza stipendio; è stato avviato, ed è arrivato l’epilogo, vale a dire il licenziamento collettivo di 75 dipendenti. Di contro, nessuna risposta alle domande delle maestranze inerenti il pagamento delle legittime spettanze. È questo il paese civile di cui Colella si duole? Un paese nel quale, se i dipendenti attendono fuori lo stabilimento un imprenditore che si nega loro ripetutamente, affinché vengano ascoltati, destano insicurezza? Un Paese nel quale le richieste educatamente avanzate da un gruppo di lavoratrici destano paura»?
I dipendenti sottolineano che ad attuare il presidio sono le donne, perché «è stata scelta la rappresentanza rosa proprio per evitare scontate insinuazioni. Perché», aggiungono, «l’imprenditore si appropria anche dell’insicurezza e della paura? Sono stati d’animo che non può avanzare chi costruisce muri e nega un civile confronto, perché altrimenti si aggiungerebbe al danno anche la beffa. Paura e insicurezza, invece, appartengono certamente al quotidiano dei 75 dipendenti (ex) della Santa Croce». Lavoratori, rimarca la rappresentanza, che sono in attesa di ricevere cinque mesi di stipendio, che hanno già chiesto un incontro con il Prefetto dell’Aquila. Al rappresentante dello stato I lavoratori vogliono raccontare «quella verità che li riguarda, a volte soffocata e altre volte distorta, continuando a confidare nelle istituzioni del nostro civile Paese».
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