Scontro nella politica abruzzese. Paolucci-Verì, nuovo scambio di accuse sui numeri della sanità

Il capogruppo Pd: «Un quadro allarmante, mentre Marsilio taglia nastri».
L’assessore: «Dati vecchi, i dem si imbrogliano nell’interpretare le carte»
PESCARA
Ormai è un classico della politica abruzzese. Come i cantieri infiniti, la pioggia quando si lava la macchina, la dieta che comincia sempre il lunedì. Da una parte il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, dall’altra l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì. Al centro della polemica la diffusione del verbale del Tavolo di monitoraggio e del Comitato Lea sulla verifica del Piano di rientro dei debiti della sanità abruzzese. Paolucci accusa. Verì replica stizzita.
«Mentre Marsilio continua a tagliare nastri e inaugurare Case della comunità e strutture sanitarie ancora prive dei servizi necessari, il Tavolo di monitoraggio e il Comitato Lea certificano un quadro allarmante della sanità abruzzese» attacca Paolucci. «Esprimono, anzitutto, un parere non favorevole sulla verifica del Piano di rientro 2025 e rilevano un risultato d’esercizio al IV trimestre 2025 delle 4 Asl in disavanzo di meno 82 milioni di euro con una condizione di squilibrio strutturale dei conti, con un invito a procedere alle necessarie contabilizzazioni dei crediti inesigibili che potrebbero peggiorare ulteriormente il risultato d’esercizio. Richiamano, inoltre, pesanti ritardi nell’attuazione del DM 77, cioè della riforma della sanità territoriale che avrebbe dovuto rappresentare la risposta ai bisogni dei cittadini. A tutto questo si aggiungono criticità sulla copertura vaccinale, sulla mobilità sanitaria e sui servizi territoriali. Non è il giudizio dell’opposizione: è quanto scrivono nero su bianco i Tavoli ministeriali di monitoraggio». Che continua, a testa bassa: «Il documento ministeriale smonta completamente la narrazione della giunta Marsilio. La realtà è quella di una sanità in affanno, con un disavanzo strutturale che continua a pesare sui conti della Regione e che costringe gli abruzzesi a pagare un’Irpef più alta per coprire inefficienze che il governo regionale non è stato in grado di rimuovere. Quelle risorse, inoltre, non possono essere liberate perché devono restare vincolate a coprire il deficit sanitario, sottraendo margini di bilancio a trasporti, politiche sociali, sviluppo e investimenti sui territori. Gli elementi più preoccupanti riguardano la sanità territoriale. Il verbale richiama inoltre una mobilità sanitaria passiva ancora molto elevata, una fuga di pazienti che riguarda sempre più anche prestazioni di media e bassa complessità, insufficiente presa in carico dei pazienti nella rete delle cure palliative e una copertura vaccinale che continua a richiedere interventi di rafforzamento. Il quadro che emerge è quello di una sanità che continua a non dare risposte adeguate agli abruzzesi. Nonostante le risorse irripetibili del Pnrr, la sanità territoriale dopo sei anni di governo Marsilio non è mai realmente decollata: giusto per citare qualche dato, nel verbale si legge che per altri 6 siti la conclusione dei lavori è prevista soltanto entro i primi mesi del 2026, mentre per gli ospedali di comunità di Pescina e Tagliacozzo e per quello di Montesilvano la stessa Regione evidenzia criticità di natura attuativa, al punto da valutare lo spostamento degli interventi a rischio su altra fonte di finanziamento pur di non pregiudicare il target Pnrr. Il dato politico più pesante» conclude Paolucci «è che questa non è una critica del Pd, ma una certificazione dei Ministeri competenti, che sottolineano la preoccupazione sullo stato dei conti della Regione e in generale sulla sostenibilità del servizio sanitario, rilevando che l’Abruzzo e l’unica Regione in piano di rientro in cui si registra una inversione di tendenza, in senso peggiorativo dei risultati d’esercizio, con compromissione degli obiettivi del Piano di rientro. Agli abruzzesi, purtroppo, restano tasse più alte, una sanità che continua a perdere terreno, liste d’attesa interminabili».
E come sempre arriva la replica della Verì a smontare le accuse. «Spiace constatare che come al solito, per l’ennesima volta in questi anni, il capogruppo del Pd utilizza un verbale del Tavolo di monitoraggio vecchio di mesi per far passare come nuovi dati che sono superati. Superati non perché lo dice l’assessore Verì, ma perché nel frattempo sono stati approvati i bilanci consuntivi 2025 delle Asl e della Gsa, la gestione sanitaria accentrata, che hanno restituito il quadro effettivo della situazione economico-finanziaria del sistema sanitario regionale. Documenti pubblici e pubblicati, accessibili a qualunque cittadino, dai quali emerge che lo scorso anno si è chiuso con un avanzo di 34 milioni di euro».
Sempre per Verì «la riunione del Tavolo di monitoraggio c’è stata a marzo scorso, mentre i bilanci delle aziende sanitarie e della Gsa sono stati approvati dalla giunta regionale appena due settimane fa. Il risultato negativo delle Asl di cui parla il Pd è quello stimato sulla base della proiezione dei numeri al quarto trimestre 2025: una proiezione, dunque, non un valore reale. Il dato effettivo risultante dai rendiconti, invece, registra una riduzione del disavanzo di circa 30 milioni rispetto al 2024 e con le coperture della Gsa – risorse che fanno parte a pieno titolo dei fondi destinati alla sanità, sempre utilizzate del resto dall’ex assessore Paolucci per far quadrare i conti ai tempi del suo mandato – il risultato finale è un valore positivo di, appunto, 34 milioni. Un dato che non solo rispetta, ma migliora notevolmente, le previsioni contenute nel programma operativo. Mi viene da pensare che forse il Pd si sia imbrogliato nell’interpretare le carte».
La Verì bolla come non vere neppure le accuse sui ritardi delle strutture Pnrr.
«I target previsti dal piano operativo attualmente vigente» rimarca l’assessore regionale alla Salute «sono stati tutti rispettati e centrati. Anche in questo caso la minoranza può verificare le mie parole dalle piattaforme ufficiali, che registrano i dati in tempo reale, non da verbali cartacei che vengono logicamente trasmessi a mesi di distanza dalla riunione a cui si riferiscono».
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