Scoppia l’emergenza pasta. Garofalo ferma l’attività

Le aziende sono costrette a fare i conti con la mancanza della materia prima
La Molisana in difficoltà: annunciata una «riduzione drastica» della produzione
La guerra della semola continua. Garofalo manda i dipendenti a casa e ferma l’attività. Il pastificio Molisana annuncia una «drastica riduzione» della produzione», ma di non averla sospesa. Per ora. Lo sciopero degli autotrasportatori del Sud contro il caro gasolio sta mettendo in crisi tutte le imprese che si appoggiano a fornitori esterni per il grano duro trasformato in semola. Per rispondere all’emergenza attualmente la Molisana sta utilizzando le scorte stoccate in magazzino. Non sono infinite: di questo passo, se i tir non torneranno presto in strada, il fermo produttivo sarà inevitabile.
Rispetto ad altre imprese del settore, il pastificio di Campobasso è anche avvantaggiato dal fatto di essere autosufficiente per il 50%. Va peggio ad altri importanti marchi di pasta come Garofalo, appunto, che non hanno molini di proprietà. Dunque dipendono totalmente dall’esterno per l’approvvigionamento della semola. Già cinque giorni fa l’amministratore delegato di Rummo, Cosimo Rummo, aveva lanciato l’allarme sulle «conseguenze non più sostenibili per l’attività produttiva», chiedendo al governo interventi urgenti per ripristinare il regolare trasporto delle materie prime dalla Puglia. Un sos a cui non è stata data alcuna risposta.
Non è un caso che Rummo rivolga le sue preoccupazioni alla Puglia. La produzione della pasta italiana passa da qui. È la regione in cui sono concentrati la maggior parte dei terreni coltivati a grano duro e gli impianti di molinatura. Il centro nevralgico del settore è Corato, nel Barese, dove ha sede la Casillo group. È il gigante nascosto del settore: ha un fatturato di un miliardo e mezzo di euro, la sua semola si trova nel 70% dei pacchi di pasta che si trovano nei supermercati, ma il consumatore non ne ha alcuna percezione. Il blocco stradale degli autotrasportatori pugliesi lungo gli snodi strategici della catena di distribuzione – Foggia, Andria, Cerignola, Corato – ha di fatto impedito che la semola arrivasse agli stabilimenti. La pasta è un prodotto semplice: oltre alla farina di grano duro, serve solo l’acqua, ma senza la prima la produzione si ferma.
Così il Paese si scopre vulnerabile in uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy. Senza una soluzione concreta alla crisi dei trasporti, i problemi andranno peggiorando. Ancora di più. I pastifici non hanno alternative, almeno nel breve periodo, alla semola pugliese. E i problemi non sono solo in entrata: camion fermi significano anche difficoltà di consegna del prodotto finito. Con il blocco stradale degli autotrasportatori esteso anche alla Campania, il Mezzogiorno è ormai stretto in una chiusura ermetica. Non passa più nulla. Finora Palazzo Chigi si è rivelato incapace di trovare risposte: il governo sovranista è all’impasse della pasta italiana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

