Si nasce meno e si emigra Così l’Abruzzo si spopola
In un anno la regione ha perso cinquemila residenti nonostante 87 mila stranieri E nel 2015 si è anche avuto un picco di morti, oltre mille in più
PESCARA. La popolazione invecchia, si nasce meno, si va all’estero o in regioni più ricche a cercare fortuna. E gli stranieri preferiscono altre destinazioni. Nel 2015, rileva l’Istat, gli abruzzesi erano 1milione 327 mila; di questi 1 milione 240 mila di nazionalità italiana, 87 mila gli stranieri. Rispetto al 2014 mancano all’appello cinquemila abruzzesi. Tutti italiani, perché gli stranieri sono rimasti sempre 87 mila. Insomma, è come se avessimo perso una cittadina di 5mila abitanti. Un paese più grande di Tollo, tre volte più grande di Pacentro o delle dimensioni di Civitella del Tronto o Sant’Omero. Il problema? Si muore tanto (e nel 2015 è diminuita la speranza di vita, anche se l’età pensionabile è cresciuta lo stesso di 4 mesi perché al ministero dicono che si campa di più) e si nasce poco. Male nazionale, certo, tanto è vero che ieri il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, da qualche mese mamma di due gemelli, ha promesso sostegno alle donne che lavorano e bonus bebè, perché «le culle vuole sono il principale problema economico del paese». In Abruzzo di bebè ne nascono 10 mila l’anno, ma non bastano perché le morti sono oltre 15 mila e come abbiamo visto non ci sono sufficienti immigrati a rimpiazzarli, tanto è vero che il saldo migratorio, cioè la differenza tra chi va via e chi viene è pari a zero. In più nel 2015 c’è stato un picco di morti: 1.015 in più (da 14.382 a 15.397), picco dovuto, dicono gli esperti, in parte al caldo di luglio, in parte alla diminuita vaccinazione antinfluenzale degli anziani. Ma anche a fattori molto antichi. Secondo alcuni demografi sarebbe finita la penuria di ultranovantenni dovuta alla minore natalità degli anni 1917-1920, dovuta alla guerra e alla febbre spagnola. Questa denatalità avrebbe mostrato i suoi effetti fino alla soglia del 2015. Adesso stanno arrivando le generazioni successive, molto più numerose e anche molto più anziane. Dovremo dunque aspettarci un aumento di ultranovantenni, che i demografi calcolano attorno al 40%. Se la tesi è vera lo scopriremo già a chiusura del 2016. Ma già da oggi è certo che, senza bebè e senza migranti, l’Abruzzo è destinato a spopolarsi.
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