Sisma, i funerali celebrati dall'ex vescovo dell'Aquila D'Ercole

27 Agosto 2016

Davanti alle 35 bare disposte davanti all'altare, nella palestra comunale di Ascoli Piceno, il presule nella sua omelia ha chiesto coraggio ai familiari delle vittime e citato il don Camillo di Guareschi. Poi li ha abbracciati uno a uno. Il dolore composto delle famiglie colpite dal lutto davanti al capo dello Stato

ASCOLI PICENO. A celebrare i funerali solenni alla palestra comunale di Ascoli Piceno è stato l'arcivescovo Giovanni D'Ercole, che proprio negli anni del terremoto abruzzese è stato arcivescovo dell'Aquila. Davanti a 35 bare, tra cui due bianche: quelle di Giulia, la sorellina di 10 anni di Giorgia, e di Marisol, la figlia di un'aquilana scampata al terremoto del 2009. «Abbiamo pianto e sofferto insieme ma ora è il momento della speranza», ha detto il vescovo D'Ercole a un palazzetto gremito di gente: dai familiari delle vittime, al presidente della repubblica Sergio Mattarella, che due ore prima aveva visitato il centro di Amatrice, dal presidente del consiglio Matteo Renzi ai presidenti di Camera e Senato Luigi Boldrini e Pietro Grasso. Tutti i sindaci marchigiani hanno partecipato con la fascia tricolore.

Per l'Abruzzo il dolore e la solidarietà alle vittime era rappresentato dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, visibilmente provato ed emozionato, dal presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso e dal presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio. Tantissimi i rappresentanti delle forze dell'ordine, dei Vigili del fuoco e della Protezione civile semplici, oltre a semplici cittadini e a giornalisti giunti anche da fuori regione e dall'estero.  ha detto il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, nell’omelia ai funerali solenni di 35 delle 50 vittime marchigiane del sisma del 24 agosto. «Molti mi dicono "E adesso che si fa?" e mi chiedono di non ripetere "le solite cose che dite voi preti". Non lo farò - ha aggiunto -.  E ho rivolto la stessa domanda a Dio: "E adesso che si fa?". Ma il terremoto con la sua violenza può togliere tutto eccetto il coraggio della fede. Queste cose che oggi ripetiamo sono una scialuppa quando ci troviamo in un mare in tempesta. E il coraggio ci serve per la ricostruzione». Nel corso dell'omelia per le vittime del sisma ad Ascoli il vescovo D'Ercole ha anche citato Guareschi e un episodio in cui don Camillo fa una predica dopo un'alluvione: i cittadini si rivolgevano a Dio e chiesero il perché di quella tragedia. D'Ercole ha ricordato quindi le parole di don Camillo: «Le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa».

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«Non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza, ma non perdete coraggio. Insieme ricostruiremo le nostre case e chiese; insieme soprattutto ridaremo vita alle nostre comunità, a partire proprio dalle nostre tradizioni e dalle macerie della morte. Insieme!». Quindi D'Ercole ha scandito i nomi delle vittime, uno ad uno. Dopo la cerimonia funebre, l'arcivescovo ha abbracciato uno a uno i familiari delle vittime, mentre subito dopo il capo dello Stato è andato all'ospedale di Ancona dove sono ricoverati i superstiti del terremoto.