«Spero che siano valutati anche i percorsi scolastici»

William Giordano è stato rappresentante d'istituto del Cotugno dell'Aquila, ha organizzato manifestazioni, occupazioni della scuola, si è impegnato in politica e rapportato sempre con la stessa...
William Giordano è stato rappresentante d'istituto del Cotugno dell'Aquila, ha organizzato manifestazioni, occupazioni della scuola, si è impegnato in politica e rapportato sempre con la stessa semplicità con studenti, docenti e dirigenti. Oggi, insieme ai suoi 227 compagni, affronta la prima prova dell'esame di Stato.
Come ha vissuto il giorno prima degli esami?
«Con la famiglia e gli amici sulle note della canzone di Venditti. Tante le chat aperte su Facebook e WhatsApp. Studiare? Oggi no, grazie».
Quale è la prova che spaventa di più?
«La terza, perché comprende quattro materie. Le risposte devono essere brevi e la paura è che non siano indicative della effettiva conoscenza della materia».
Quale invece teme di meno?
«La prova di Antropologia, pedagogia e sociologia è quella che mi preoccupa di meno. Sono materie che abbiamo approfondito molto in questi anni, poiché frequento un liceo delle Scienze umane».
Si aspetta un esame meritocratico?
«Non tutti gli studenti partono dagli stessi livelli socio-economici-culturali e la nostra società purtroppo non è equa in questo senso. Spero che la commissione sappia valutare anche i percorsi personali e scolastici dei ragazzi e non solo le loro conoscenze».
Progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe studiare Sociologia, una facoltà che garantisce poco a livello lavorativo. Per questo probabilmente ripiegherò su Giurisprudenza o Scienze politiche».
Che cosa resterà di questi cinque anni di liceo?
«Il ricordo che porterò sempre con me è l'occupazione della scuola negli anni dopo il terremoto. Un gruppo di ragazzi e il preside di allora, Angelo Mancini, capirono che l'occupazione della scuola in una città senza spazi di aggregazione sociale poteva diventare un momento importante per stare insieme e conoscersi, riscoprendo la bellezza di essere comunità». (m.c.)

