Stalking, in Abruzzo il record di denunce «Ora c’è più coraggio»

6 Maggio 2015

Nella maggior parte dei casi le vittime sono donne con figli e senza reddito sufficiente mentre i persecutori sono gli ex

VASTO. Pedinamenti, continue telefonate, anche di notte, biglietti nella cassetta delle poste e decine e decine di sms sul telefonino. E’ la vasta gamma di comportamenti persecutori che vanno sotto il nome di stalking, fenomeno che vede l’Abruzzo in cima alla classifica regionale con il 24% delle donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito episodi riconducibili a persecuzioni e pesanti intromissioni nella sfera privata, a fronte di 80mila casi stimati dall’Istat.

Numeri che possono sembrare negativi ma che per Loredana Cerbara, ricercatrice del Cnr, dimostrano invece l’efficacia del lavoro svolto dai Centri antiviolenza aperti nella Regione che hanno avuto la capacità «di far emergere il sommerso».

L’occasione per fare il punto della situazione e approfondire alcuni aspetti inediti è stata offerta dal convegno organizzato a Palazzo D’Avalos dal Centro Donnattiva, coordinato da Licia Zulli.

Il dato emerso è che l’Abruzzo è in cima alla classifica regionale per lo stalking, azioni che spesso sfociano in violenze fisiche o sessuali. «L’improvviso emergere di molteplici casi non è un dato negativo», afferma l’esperta del Cnr, «può, al contrario, essere ricondotto ad una sensibilizzazione efficace della popolazione che, insieme all’adeguamento della legge, si è rivelata un fattore in grado di scoprire una parte del sommerso».

I dati a cui fa riferimento la Cerbara sono stati raccolti dal Progetto Penelope. «Per l’80% si tratta di donne italiane, solo un quarto di loro dice di essere coniugata, poco meno di un quarto è nubile, le altre hanno una storia di separazione o divorzio», spiega la ricercatrice, «il 63% vive con i figli, mentre esistono anche situazioni di convivenza con i genitori o con altre persone anche non parenti. Il titolo di studio è elevato, superiore ai dati regionali: 17% laureate contro il 12% regionale, secondo l’ultimo censimento».

Un aspetto critico è quello economico: un terzo delle donne vive una condizione di disoccupazione, l’8% fa lavori saltuari, mentre il 37% lavora. Il dato più allarmante è che solo il 27% delle donne dichiara di avere un reddito sufficiente, il 20% non ha alcun reddito. «Emerge quindi una posizione di debolezza economica e di dipendenza che può contribuire ad aumentare le difficoltà già presenti», commenta Loredana Cerbara, «il maltrattante, quasi sempre partner o un ex, ha problemi di dipendenza nel 30% dei casi».

Il procuratore capo Giampiero Di Florio - che ha parlato di 110 procedimenti penali aperti, tra cui un caso di femminicidio avvenuto in città l’8 marzo - ha sottolineato l’importanza del lavoro di rete e la necessità di intervenire con tempestività nei casi di violenza.

Infine, parole di soddisfazione per il lavoro svolto dal Centro Donnattiva - inserito nel circuito nazionale antiviolenza di pubblica utilità attraverso il numero telefonico gratuito 1522 - sono arrivate dal sindaco Luciano Lapenna, presidente Anci Abruzzo.

Anna Bontempo

©RIPRODUZIONE RISERVATA