Stellantis, il ceo Filosa annuncia: “Un miliardo per lo stabilimento per Atessa”

L'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa (foto), distribuisce rassicurazioni per l’Abruzzo. E aggiunge: «La nostra visione è chiara per l'Italia, Cassino non è in vendita». Alleanze per i robotaxi
ATESSA. L'amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa assicura che il gruppo "ha una visione chiara per l'Italia" e continuerà a investire in modo sempre più forte nel Paese, ma chiede alla politica "risposte straordinarie e urgenti" sull'energia e sul costo del lavoro. Il manager assicura: "Cassino e Maserati non sono in vendita".
L'audizione nella Sala del Mappamondo di Montecitorio - apprezzata dai parlamentari a differenza di quella del suo predecessore Carlos Tavares - riserva alcune novità: l'investimento di un miliardo di euro ad Atessa nei prossimi cinque anni, una terza e-car a Pomigliano, più versioni della nuova 500 che arriverà a Mirafiori nel 2030. Qualche ora prima l'annuncio dell'accordo con Wayve e Uber per esplorare, sviluppare e distribuire a livello globale una flotta di robotaxi a guida autonoma di livello 4. A Piazza Affari il titolo chiude la giornata con una flessione del 3,25% sulla scia dei forti cali di Bmw (-8,34% a Francoforte) e di Volkswagen (-3,48%).
Filosa, che apre il suo lungo intervento davanti alle commissioni riunite Attività produttive e Industria ricordando Sergio Marchionne, delinea la strategia industriale del gruppo per l'Italia, con un impianto che punta a rafforzare la produzione nazionale, riorganizzare i siti e rilanciare i marchi italiani in una logica di filiera europea. "Confermiamo il Piano Italia e andremo oltre. Faremo in Italia investimenti sempre più forti" afferma il manager.
Filosa ribadisce che l'Italia resterà un pilastro produttivo del gruppo, con una specializzazione degli stabilimenti: le auto piccole concentrate a Mirafiori e Pomigliano, i modelli di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, e i veicoli commerciali ad Atessa. Un assetto che punta a razionalizzare la produzione, ma anche a valorizzare le competenze industriali presenti nel Paese.
Sul fronte dei marchi, il manager conferma il ruolo centrale di Fiat come brand globale per volumi, il rilancio di Lancia in sinergia con lo stesso marchio, il rafforzamento di Alfa Romeo su segmenti medio-alti e il piano per Maserati, per cui è atteso un progetto industriale entro fine anno a Modena, con due nuovi modelli nel segmento delle ammiraglie. Confermata a Termoli la produzione di cambi e motori per compensare la fine del progetto gigafactory per le batterie.
Filosa ricorda anche sono in definizione le partnership per Cassino e Modena, oltre a Pomigliano per lo sviluppo delle e-car. Diversi i pareri dei sindacati. Fim e Uilm mettono in evidenza il tentativo di rilancio industriale più strutturato e coerente rispetto al recente passato, anche se chiedono risposte concrete su tutti gli stabilimenti e sulle partnership.
Per la Fiom, invece, l'audizione non ha portato novità sostanziali: "si tratta quindi della conferma di una situazione ancora molto critica", soprattutto per Cassino, Termoli e Modena, dove mancherebbe ancora un progetto industriale definito. Dal mondo industriale il presidente di Confindustria Emanuele Orsini definisce "di grande coraggio" le parole di Filosa sul costo dell'energia, indicando questo tema come una delle priorità decisive per la competitività del Paese.
Sul fronte politico, il presidente della commissione Attività produttive della Camera Alberto Luigi Gusmeroli parla di "prime azioni positive di svolta", evidenziando le direttrici su innovazione, Made in Europe e nuovi modelli per il mercato accessibile. Anche la senatrice Silvia Fregolent riconosce un "cambio di passo importante", ma avverte che senza interventi strutturali sulla competitività del Paese il piano industriale non basta.
Più netta la posizione del leader M5S Giuseppe Conte, che chiede garanzie su investimenti e occupazione, anche per l'indotto. Azione, con Carlo Calenda, pur apprezzando il nuovo approccio, esprime forti dubbi sulla gamma dei modelli e sulla capacità industriale del gruppo: "Il problema è che non sanno più fare le macchine".

